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La Lucania



Viaggio in Basilicata

Si, e'vero! La Basilicata esiste!

E’ l’unica regione d’Italia ad avere due denominazioni che identificano lo stesso territorio. Lucania infatti fu la sua denominazione ufficiale dal 1932 al 1947, nome che e' poi e' rimasto insieme a Basilicata e che ancora oggi e' molto sentito e amato dalla sua popolazione. Per questo motivo, gli abitanti della Basilicata sono chiamati lucani.
Il grande meridionalista lucano Francesco Saverio Nitti, Presidente del Consiglio a cavallo degli anni ’20 racconta cosi', in suo libro "Eroi e Briganti" del 1899, una scena che ancora oggi si ripete quasi uguale:

"Che nome ha la terra in cui siete nato?" mi domando' una vecchia signora che, nei suoi giovani anni, era stata nel Mezzogiorno d’Italia. "Sono di Napoli", risposi. "Proprio di Napoli?". "No, di una terra ancora piu' meridionale, della Basilicata". Mi accorsi che il nome riusciva nuovo e volli precisare. "E' una terra", io dissi, "molto grande, grande la terza parte del Belgio, grande piu' del Montenegro: non ha citta' fiorenti, ne' industrie. La campagna e' triste e gli abitanti sono poveri. E' bagnata da due mari e l’uno e l’altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati e le Calabrie". I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione poiche' la mia interlocutrice non mi fece quasi finire. "Il vostro", mi disse, "se e' tra la Calabria e le Puglie, deve essere il paese dei briganti.

Gia', la Basilicata e' la terra dei Briganti. Ne avrete sentito parlare immagino. No? Una definizione enciclopedica definirebbe il Brigantaggio una forma d’insurrezione politica e sociale sorta nel Mezzogiorno italiano durante il processo di unificazione dell’Italia e il primo decennio del Regno. Gli autori della resistenza furono infatti definiti, in senso dispregiativo, briganti dai militanti unitari, in altre parole fuorilegge.
Avete mai sentito parlare di Carmine Crocco, Nicola Napolitano, Ninco Nanco, Giuseppe Caruso, Michelina Di Cesare, Antonio Locaso, Luigi Alonzi o Damiano Vellucci?
I nomi di queste persone ancora oggi sono ricordati nelle storie e nei canti popolari della nostra terra. Sono nomi che riecheggiano tra le dolomiti e il Vulture, ma sono nomi che molti ricordano con nostalgia. E gia', perche' quelli che il Regio esercito chiamava fuorilegge, per molti erano amici del popolo, per il quale combatterono e morirono. Erano parte stessa di quel popolo.
Carmine Crocco, il Brigante lucano piu' conosciuto e temuto, scrisse:

" E intorno a noi il timore e la complicita' di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignita' di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non piu' disposti a chinare il capo. Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma liberta' non e' cambiare padrone. Non e' parola vana ed astratta. E' dire senza timore, E' MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. E' vivere di cio' che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Cosi' e' stato, e cosi' sempre sara'… "

Anche se antica, questa storia racconta quello che siamo, racconta il carattere della gente lucana.
Quell’amore per la propria terra, per la propria gente, per le proprie tradizioni, per il lavoro, quell’umilta', quel carattere deciso, festoso ma malinconico, silenzioso e un po’ rassegnato, cocciuto, ma assennato e' ancora oggi il tratto che accomuna tutte le genti lucane. Siamo cosi'. E ne andiamo fieri.

Raccontare la storia della Basilicata significherebbe raccontare la storia dell’umanita'. A Matera per esempio, ci sono tracce di insediamenti umani del paleolitico. Cioe' c’e' la presenza dell’uomo da circa 1,5 milioni di anni. Capite bene che 1,5 milioni di anni, sono un tempo sufficiente per poter stravolgere centinaia di volte un territorio, soprattutto se pensate a tutti gli invasori che si sono succeduti nel corso di questi millenni in queste zone.
Eppure se decideste di fare un giro nella terra lucana, avreste la sensazione opposta. Gran parte della regione e' esattamente come l’avreste trovata centinaia di anni fa. Novemilanovecentonovantadue chilometri quadrati di paesaggi incontaminati assolutamente eterogenei, dove la presenza umana e' quasi assente.
Gia'.
Vi faccio un esempio facile. Avete presente Venezia? Beh, la popolazione veneziana e' numericamente comparabile a tutta la popolazione lucana che pero' e' sparsa per i quasi diecimila chilometri quadrati che definiscono i confini regionali.
Quindi, quando girerete per le strade lucane, dovrete fare attenzione, perche' tra paesaggi lunari, montagne impenetrabili, distese di grano infinite, vallate piene di ulivi, enormi dighe o spiagge lunghe e deserte, troverete, o piu' facilmente dovrete andare a cercare, un grappolo di luci giallognole in cima a qualche cucuzzolo. Quello e' il segnale che avrete scovato uno dei 131 comuni lucani, 120 dei quali, sotto i 10.000 abitanti.
Non e' un caso che questa una volta era terra di boschi e terra di lupi.

La notte lucana e' magica. E’ il regno del silenzio e del buio pesto interrotto ogni tanto da questi agglomerati luminosi in lontananza. Trovarsi su una strada provinciale una qualunque notte d’estate, significa trovarsi nel bel mezzo del niente, guidati dalla luce della luna e dal canto dei grilli e delle cicale.
Di giorno pero', percorrendo le stesse strade, cio' che non si vedeva si trasforma in un susseguirsi di scenari diversi ed eterogenei tra loro.
Questa diversita' e' dovuta principalmente alla forte differenza paesaggistica che offre la regione. Il 46,8% del territorio, infatti, e' montuoso, il 45,1% e' collinare e solo l’8% e' pianeggiante, con due affacci su due mari diversi: lo Ionio e il Tirreno. Le coste del litorale ionico sono basse e sabbiose mentre quelle del litorale tirrenico sono alte e rocciose.
Avete quindi, in poche ore di macchina, la possibilita' di viaggiare in lungo e in largo per la regione e scoprire sempre qualcosa di nuovo.
La Basilicata ha una grande diversita' ambientale ed e' suddivisa in cinque sotto-zone diverse:

  • Vulture-Melfese a nord-est con caratteristiche di altipiani per lo piu' seminati a grano, mentre nella zona del Vulture abbiamo alternanza di boschi e viti;
  • Potentino/Dolomiti lucane a nord-ovest con una prevalenza di boschi e montagne con un’altezza media di 1200-1500 metri;
  • Lagonegrese, Pollino e Val d’Agri a sud-ovest che rappresenta la vera montagna lucana con altezze anche superiori ai 2000 metri e una forte presenza di foreste e boschi;
  • Collina materana al centro-est che presenta collina ed alta collina con una grande presenza di argille brulle e calanchi;
  • Metapontino a sud-sud-est che e' una vasta pianura alluvionale dove si pratica un’agricoltura intensiva di tipo industriale e una tipologia di costa di tipo bassa e sabbiosa.

Queste diversita' si enunciano sia a livello faunistico, che a quello floristico ed infine a quello climatico.

Ognuna di queste zone nasconde segreti e paesaggi meravigliosi.

Vulture-Melfese

Il monte Vulture e' una grande caldera, occupata al suo interno dai piccoli laghi di Monticchio. Le sue pendici sono coperte dalle coltivazioni di viti "Aglianico" per la produzione del rinomato "Aglianico del Vulture DOC" e da castagneti sia da legno che frutto "la marroncina". I due laghi di Monticchio, sono in realta' due crateri pieni d’acqua. Tutta la zona e' d’origine vulcanica e questo ha permesso alla vegetazione di creare un ambiente stupendo ed incontaminato da dove sgorga molta dell’acqua minerale che trovate sulle vostre tavole. Da queste parti, se si e' fortunati abbastanza, e' possibile incontrare la misteriosa Bramea europea: una farfalla unica nel mondo che sfarfalla di notte, in inverno, in un intervallo brevissimo di tempo, che ne rende unico ed eccezionale ogni avvistamento. Se siete da queste parti non potete non fare un salto a Venosa, il paese di Quinto Orazio Flacco, uno dei piu' illustri poeti dell’epoca antica. Venosa e' un paese lucano che insieme ad Acerenza, Castelmezzano e Guardia Perticara e' uno dei 37 comuni menzionati dall’associazione “I borghi piu' belli d’Italia“, caratterizzato da un grande Parco archeologico con i resti di citta' romana (anfiteatro, terme) medioevale (chiese protocristiane e castello) e la affascinante incompiuta: una chiesa mai terminata realizzata con materiale di risulta di epoca romane con iscrizioni latine, ebraiche e varie ornamentazioni.

Sempre da quelle parti si trova Acerenza. Anch’essa borgo d’Italia tra i piu' belli, caratterizzata dal paesaggio sicuramente, ma anche dalla sua cattedrale.

Wikipedia riporta:

La cattredale di Acerenza e' un pregevole monumento, uno tra i piu' importanti della regione risalente all’XI secolo e ricostruita nel 1281 in stile romanico con influenze gotiche. Ha una grande abside ed un interno a tre navate con importanti tavole cinquecentesche, una Cripta del 1524, sulle pareti della quale ci sono degli affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. Sia la facciata sia i campanili sono stati ritoccati nel corso dei secoli; la cupola sulla crociera e' del XIX secolo. All’interno della sacrestia emerge un busto di Giuliano l’Apostata; un passaggio consente di girare attorno al coro e di ammirare le absidi in pietra squadrata. Di recente sono stati ritrovati, dopo alcuni scavi le fondamenta di un battistero adiacente la cattedrale.

In realta' Acerenza e' un paese ricoperto dal mistero, un luogo affascinante che molti pensano essere stato uno dei luoghi piu' importanti del mondo antico. Gli ultimi ritrovamenti nella cattedrale hanno riportato in auge alcune voci che dicono che in questa cattedrale sia stato custodito il Sacro Graal.

Non e' un caso che qualcuno sia convinto che Basilicata in realta' sia un nome derivante dall’alto numero di basiliche presenti in questo territorio che gli antichi crociati utilizzavano come base di arrivo e partenza per la terra santa sfruttando lo sbocco del golfo di Taranto. Il toponimo Basilicata in realta' compare nel XIII secolo. Proviene dal greco Basilikos, termine con cui venivano chiamati i Governanti bizantini della Regione.Basilikos in greco vuol dire “funzionario del re” e deriva da un’altra parola greca: Basileus (Re). Un’altra ipotesi, meno accreditata, e' che l’origine del nome sia legata a quello dell’Imperatore Bizantino Basilio II di Bisanzio.

Ritornando ad Acerenza e al suo alone di mistero, c’e' un altro evento recente che ha contribuito ad accreditare queste voci. Si tratta del ritrovamento di un ritratto di Leonardo Da Vinci databile al XVI secolo, che, pur se in un’altra epoca, contribuisce a tenere alto il mistero. D’altronde, se ci pensate, fino a poco prima in queste terre soggiornava periodicamente un personaggio mica da poco. Parlo di Federico Secondo di Svevia che fu re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d’Italia e re di Germania. Tutti conoscono il castello a pianta quadrangolare di Andria, ma pochi sanno che proprio nel Vulture, Federico passava le sue giornate di caccia e dal castello di Melfi furono scritte ed emanate le Constitutiones Augustales (note anche come Costituzioni di Melfi), codice legislativo del regno di Sicilia, fondato sul diritto romano e normanno, tra le piu' grandi opere della storia del diritto.

Dolomiti lucane

Se ci spostiamo un po’ piu' a nord-ovest ci catapulteremo in un paesaggio tra i piu' affascinanti del sud Italia: le dolomiti lucane. Da queste parti e' d’obbligo fermarsi a Castelmezzano, luogo surreale in cui il fiato vi verra' meno in piu' occasioni.

Dalle case, dai balconi, dalle piazze di questo paese arroccato sulle cime dolomitiche, il paesaggio e' mozzafiato, ma e' anche mozzafiato il percorso che potrete fare per raggiungere il vicino paese di Pietrapertosa. Un percorso cosi' “etereo” che e' stato rinominato “volo dell’angelo“.

Cos’e'? Vi spiego. Ci sono due paesi (Pietrapertosa a quota 888 mt sul livello del mare e Castelmezzano a quota 1019 mt) a un km e mezzo di distanza uno dall’altro. Gli abitanti avevano pero' un problema. Entrambi sono arroccati su due cucuzzoli, separati da una gola di 130 mentri. Come fare ad arrivare dall’altra parte in tempi rapidi? Semplice. Prendete un cavo d’acciao, lo tirate in modo da collegare i due paesi e poi vi lanciate a mo’ di proiettile appesi ad una carrucola evoluta.

Raggiungerete i 120 Km orari e percorrerete 1452 metri in quasi un minuto, nel quale il cuore vi salira' in gola e il fiato vi manchera', ma potrete cosi' dire di aver fatto una delle esperienze piu' entusiasmanti al mondo. L’impianto e' aperto da Giugno a Settembre per ovvie ragioni di sicurezza. Se vi trovate da quelle parti non potete non fare un “salto”. L’esperienza e' unica.

Se ve lo state chiedendo, io non sono tra i pazzi che lo hanno fatto e non ho nessuna intenzione di farlo dato che soffro di vertigini. Se siete interessati, fate un salto qui, perche' di gente che vuole lanciarsi nel vuoto a quanto pare ce n’e' sempre un sacco.

Le Dolomiti Lucane sono un complesso montuoso areanaceo e fanno parte del parco regionale "Gallipoli-Cognato e delle Dolomiti Lucane". Nonostante le quote non superino i 1400 metri slm, si presentano con un orografia molto accidentata ricca di picchi e forre, ma rispetto alle Dolomiti p.d. sono anche delicatamente antropizzate. Molto pittoresca e' la tradizionale festa del "Maggio", il sacrificio annuale di un grosso albero, arcaica reminiscenza di un culto della fertilita' tipico delle aree montuose. Da non perdere i Vicoli, la Rabatana (quartiere arabo) e le eccezionali statue lignee conservate a Castelmezzano.

Vi interessa scoprire la vera storia dei briganti o passare una giornata immersi nella natura insieme ai falconieri? Allungando un po’, se arrivate sull’alto Basento, tra Matera e Potenza, potrete andare a godervi uno degli spettacoli teatrali all’aperto piu' grandi e suggestivi d’Europa. Sto parlando di Brindisi di Montagna e del Parco della Grancia. Il grande Cinespettacolo della Grancia La storia bandita si presenta in uno scenario molto suggestivo. Il paese intero figura all’interno dello spettacolo o aiuta nella preparazione e gestione delle serate. La figura centrale rimane quella di Crocco (con la voce di Michele Placido) che nel racconto della sua vicenda umana e della rivolta sociale e politica di cui fu protagonista, da' voce all’anelito di riscatto sociale, di rivendicazione di dignita' e di liberta' di un popolo, il popolo dei cafoni, che disprezzato e umiliato, tradito e deluso da quelle che sperimenta di volta in volta come false promesse, insorge.

Prima dello spettacolo ci sono molte attivita' che si possono fare nel bosco adiacente, tra cui godere della maestria degli addestratori di grifoni, falchi e uccelli notturni di tutti i tipi.

Lagonegrese, Pollino e Val d’Agri

Se scendete a sud-ovest le dolomiti si trasformeranno in vere e proprie montagne le cui cime raggiungono anche i 2000 mt. Pochi sanno che il Parco nazionale del Pollino, posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, nelle province di Cosenza, Matera e Potenza, con oltre 182.000 ettari e' il parco naturale piu' grande d’Italia ed e' un vero e proprio paradiso terrestre. Il territorio del Parco comprende in tutto 56 comuni, 32 della Calabria e 24 della Basilicata.

Il simbolo del parco e' il famoso Pino Loricato, specie rarissima (in Europa presente solo qui e nei Balcani), che si adatta agli habitat piu' ostici, dove altre specie molto rustiche (il faggio in primis) non sono in grado di sopravvivere. Tra i paesi del versante lucano sono di interesse storico-archeologico: Castelluccio, Viggianello, Rotonda, Castrovillari, Morano Calabro, Laino Borgo, Mormanno, Scalea, Papasidero e Civita, altri sono importanti dal punto di vista socio-culturale, perche' sono comunita' albanesi che si insediarono nel territorio lucano e calabrese tra il 1470 e il 1540, sono: San Paolo Albanese, San Costantino Albanese, San Basile, Lungro, Plataci, Frascineto, Civita.

D’inverno e' uno dei principali centri turistici del centro-sud italia in cui si pratica lo Sci.

La bellezza alterna del paesaggio marino e quello montano e' la caratteristica del paesaggio dei comuni che rientrano nella valle del fiume Noce, in quello che viene definito Lagonegrese (da Lagonegro, paese della zona). Lo scenario dello stretto contatto tra la dorsale Appenninica Lucana meridionale e la costa di Maratea del Golfo di Policastro. I rilievi dell' Appennino, per la maggior parte, sono ricoperti da folti boschi di querci e castagneti. Le vette, come il gruppo del Sirino, hanno numerosi sorgenti che alimentano i fiumi Agri e Noce.

Qui lo scenario e' paradisiaco, soprattutto se ci si sposta verso uno dei due affacci marini della Basilicata, quello del Tirreno.

Attraversando splendidi paesaggi montani vi ritroverete senza nemmeno accorgervene sulla costa, con strapiombi anche di 1500 mt, come quelli del monte Coccovello. Indro Montanelli descriveva cosi' questo pezzo di costa:

Forse in Italia non c’e' paesaggio e panorama piu' superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al piu' spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene.

Unico comune lucano ad affacciarsi su questo tratto di costa di 32 km e' Maratea. Cesare Pavese la descriveva cosi':

E' un paese meraviglioso… magnifico… non c’e' nessun altro luogo che io conosca che sia valido in me come questo che vedi. I colori soprattutto, sono colori primordiali

Maratea e' famosa per il suo mare, ma e' altrettanto famosa per il suo Cristo Redentore di 22,10 metri, costruito sulla cima del monte San Biagio a 640 mt sul livello del mare. L' imponente opera divento' nel 1965 la seconda nel mondo dopo quella di Rio De Janeiro ed e' visibile da tutto il "Golfo Di Policastro".

La Basilicata, come molti sanno, e' una regione che con le infrastrutture ha un brutto rapporto. Pur essendoci molti autobus e qualche treno, il modo migliore per muoversi e' l’automobile o la motocicletta.

Nonostante questo, guidare per le strade statali e provinciali della Basilicata (le autostrade praticamente non ci sono) puo' diventare veicolo di scoperta e suggestione. Ci sono molte strade che bisognerebbe percorrere a passo lento, proprio per godersi il paesaggio. Delle soste di tanto in tanto possono risultare la quinta essenza della scoperta.

Una di queste strade e' sicuramente la SS 653, detta anche Sinnica (dal fiume Sinni, che come il Basento per la basentana o il Bradano per la bradanica, e' il fiume che troverete accanto a tutta la statale. Queste strade vi condurranno verso la famosa SS 106, anche conosciuta come statale Ionica).

La Sinnica e' una strada magnifica perche' collega le due coste lucane, ma e' capace, nel mezzo, di offrire paesaggi assolutamente eterogenei. Se partite da Maratea, lascerete subito il mare alle spalle ed inizierete subito a confrontarvi con curve e salite importanti che vi porteranno a Lauria. Da li' fino a Latronico, il percorso diventera' sempre piu' lineare, regalandovi paesaggi montani e di alta collina incontaminati e affascinanti. Il verde e' il colore dominante, accostato spesso a grossi agglomerati rocciosi. Da Francavilla sul Sinni in poi, il percorso inizia a tingersi di blu. Vi ritroverete cosi' sulla diga di Monte Cotugno. Questa diga e' situata vicino Senise, ed e' la piu' grande diga d’Europa costruita in Terra battuta. L’acqua del fiume viene invasata per poter essere utilizzata a scopo agricolo, industriale e potabile. Il muro che costituisce la diga, la cui capacita' massima e' di 530 milioni di metri cubi, e' lungo circa 1850 m., alto 60 m., e largo alla base 260 m. Da qui nel giro di poco vi ritroverete a Policoro in un paesaggio costiero completamente diverso da quello di Maratea. Ma li' ci arriveremo fra un po’.

Un’altra diga che lascia a bocca aperta e' quella del Pertusillo, costruita nei pressi di Montemurro. Il lago occupa una superficie di 75 chilometri quadrati, lo sbarramento ad arco gravita' e' lungo 380 metri ed alto 95 metri. Passare o fermarsi nei pressi dello sbarramento e' sicuramente suggestivo. Lo strapiombo artificiale di quasi 100 metri fa il suo effetto. La sua realizzazione ha dato vita ad un invaso di 155 milioni di metri cubi d’acqua diventando uno dei punti di partenza dell’Acquedotto Pugliese. Il Lago Pietra del Pertusillo e' sicuramente piu' affascinante di tutto il mezzogiorno d’italia, con la differenza che tra i numerosi laghi italiani questo e' uno di quelli meno noti, per meglio dire “non e' blasonato” ma ha una morfologia ed una richezza floro-faunistica di primo livello. Non e'raro trovare sulle sponde di questo lago l’airone cenerino. Nella sua fitta cornice di vegetazione nidificano una gran varieta' di rapaci diffursi in italia del sud, oltre a questi sono molto diffusi le folaghe, i germani reali e moriglioni.

Un’altra strada che amo particolarmente e' la SS655 bradanica, la strada che collega Melfi a Matera. Attraversadola in primavera sarete avvolti da colori e profumi, mentre il silenzio vi accompagnera' lungo il tragitto. Percorrere la Bradanica vi catapultera' in un paesaggio che ricorda la Toscana. Le colline dolci, i campi di papaveri e le coltivazioni di grano saranno i vostri compagni di viaggio. Dalle parti di Melfi pero' non sara' difficile scorgere qualche pala eolica e un grosso comprensorio industriale di matrice sabauda. Anche quello, a suo modo, merita di essere visto: e' un monumento raro da vedere da queste parti.

Torniamo alla Val d’agri che, come abbiamo visto, e' il ponte verso lo Ionio.

Metapontino

La costa Ionica, come si diceva e' molto differente da quella Tirrenica. Se sul versante occidentale le montagne si uniscono al mare regalando paesaggi mozzafiato, sul versante ionico la situazione e' molto diversa. La costa ionica lucana e' pianeggiante, divisa dall’entroterra dalla tipica vegetazione marittima mediterranea. Le pinete marittime e le numerose dune, dividono le terre coltivate dalle spiagge che sono ampie e sabbiose.

Queste coste sono un vero e proprio paradiso per gli amanti del sole e della tranquillita'. Passeggiando su queste spiagge non vi sara' infatti difficile scorgere di tanto in tanto qualche villaggio turistico dal nome altisonante che, nascosto nella vegetazione, divide i vari paesi costieri. Se siete da queste parti e magari state risalendo la statale Ionica, non potete non fermarvi dalle parti di Marina di Pisticci dove, leggermente nell’entroterra, si nasconde un bellissimo maneggio al quale potrete chiedere di fare passeggiate di gruppo a cavallo. Il percorso della passeggiata vi portera' all’interno della vegetazione. Costeggerete il fiume Cavone fino a raggingere la sua foce. Da li' la passeggiata continuera' sulla spiaggia dove, se siete pratici, potrete chiedere di fare una galoppata dal gusto poetico. Durante il ritorno, avrete gia' modo di organizzarvi per tornare a vivere un’altra ora in totale serenita'.

Continuando a salire verso Taranto arriverete a Metaponto. Metaponto sorge nella pianura a cui la citta' stessa da' il nome, il metapontino, tra i fiumi Bradano e Basento. Questa cittadina, oggi meta del turismo delle famiglie, ha una storia degna dei racconti di Omero.

Vi riporto un intero paragrafo di Wikipedia perche' fondamentale per capire di cosa stiamo parlando.

Metaponto fu fondata da coloni greci dell’Acaia nella seconda meta' del VII secolo a.C., su richiesta di rincalzo coloniale direttamente dalla madre patria, da parte di Sibari, per proteggersi dall’espansione di Taranto. Divenne molto presto una delle citta' piu' importanti della Magna Grecia. Fonti antiche riportano che Metaponto sarebbe stata fondata dall’eroe greco Nestore di ritorno dalla guerra di Troia. La ricchezza economica della citta' proveniva principalmente dalla fertilita' del suo territorio, testimoniata dalla spiga d’oro che veniva raffigurata sulle monete di Metaponto e che divenne il simbolo stesso della citta' e che essa inviava in dono a Delfi. A Metaponto visse e opero', fino alla fine dei suoi giorni nel 490 a.C. , Pitagora che vi fondo' una delle sue scuole. Metaponto stabili' un’alleanza con Crotone e Sibari e partecipo' alla distruzione di Siris nel VI secolo a.C. Nel 413 a.C. aiuto' Atene nella sua spedizione in Sicilia.

Durante la Battaglia di Heraclea del 280 a.C. si alleo' invece contro Roma con Pirro e Taranto. Quando Roma vinse definitivamente la guerra contro Pirro, Metaponto fu duramente punita e alcuni esuli metapontini trovarono rifugio a Pistoicos, unica citta' che era rimasta fedele a Metaponto durante la guerra. Metaponto intanto subi' uno sconvolgimento del tessuto urbano in seguito alla realizzazione, sul lato orientale della citta', di un castrum, nel quale si insedio' una guarnigione romana. Nel 207 a.C. offri' ospitalita' ad Annibale e i romani la punirono nuovamente, distruggendola. Divenne allora citta' federata riacquistando il suo splendore intorno alI secolo a.C. L’espansione urbana della citta' continuo' fino all'eta' romana. Nel 72 – 73 a.C. la piana di Metaponto fu teatro del passaggio dell' esercito di schiavi e disperati di guidati da Spartaco. Difatti i primi successi contro l’esercito di Roma permisero a Spartaco di raccogliere nuovi consensi, anche nella zone della Lucania, lo testimonia Plutarco: "molti mandriani e pastori della regione, che, gente giovane e robusta, si unirono ad essi", e di agire liberamente saccheggiando Metaponto. E' in quelle terre che Spartaco si incontro' con il pirata cilicio Tigrane (presumibilmente re Tigrane II) per organizzare il sospirato imbarco da Brindisi verso la Cilicia, poi fallito per il tradimento di quest' ultimo. Cio' coincise con la decadenza e col progressivo abbandono della citta', che venne lentamente ricoperta dai sedimenti alluvionali dei fiumi.

Siamo nel bel mezzo della storia antica, di cui uno dei segni tangibili e' l’area archeologica di Metaponto, non molto lontano dal borgo moderno, con le sue rovine tra cui spiccano le celeberrime Tavole Palatine, il famoso tempio dedicato alla Dea greca Hera ed il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.

Fino al periodo fascista, la piana del metapontino ha assunto la forma paludare. Con la bonifica della zona, la piana e' tornata a vivere portando i piu' succulenti frutti della fertile terra metapontina. Nell’entroterra, non vi sara' difficile attraversare distese enormi di alberi da frutta tra cui albicocche, pesche, arance, mandarini o limoni, separati ogni tanto dalle innumerevoli produzioni di fragole e cocomeri di tutti i tipi.

Collina materana

Da metaponto, andando verso Matera, lo scenario cambiera' ancora una volta. Per arrivare a Matera pero', se siete qui, vi consiglio vivamente di allugare un po’ e fare una sosta dalle parti di Pisticci. Ci si arriva prendendo la SS 407 Basentana. Uscite all’altezza di Pisticci scalo e proseguite per Craco.

Durante queso percorso, vi toverete sicuramente a commentare il paesaggio che vi circonda perche' non riuscirete a fare a meno di associare quello che vedrete alle prime immagini della superfice lunare.

Sarete circondati dai “Calanchi”, il prodotto dell’evoluzione geomorfologica di paesaggi dove l’assenza di una copertura vegetale protettiva e stabilizzante mette a nudo i terreni erodibili sottostanti che vengono quindi incisi profondamente dalle acque di ruscellamento superficiale, producendo incisioni separate da costoni a forma di lama di coltello, facilmente disgregabili. Il paesaggio a calanchi e' caratteristico di ambienti climatici aridi e semiaridi. So che si sta lavorando per fa diventare questa zona un parco naturale protetto e da valorizzare. Il nulla, a volte, puo' assumere forme davvero affascinanti.

Ma il paesaggio che vedrete e' una parte di quello che vi aspetta.

Arrampicandovi verso Craco, finirete in uno dei paesi piu' magici d’Italia, finirete in uno dei paesi fantasma d’Italia.

A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco fu evacuata e l’abitato trasferito a valle, in localita' Craco Peschiera. Allora il centro contava oltre 2000 abitanti. La frana che ha obbligato la popolazione ad abbondare le proprie case sembra essere stata provocata da lavori di infrastrutturazione, fogne e reti idriche, a servizio dell’abitato.

Da allora, Craco e' rimasta intatta, trasformandosi in una specie di paese fantasma, caso raro se non unico nel suo genere. E' possibile percorrerne le strade, affacciarsi all’interno delle case lasciate tal quali, sia le povere della civilta' contadina e pastorale sia quelle piu' ricche, gentilizie e patrizie.

La bellezza e la magia di questo posto, la veduta del paesaggio circostante, il silenzio spettrale, i colori ed i profumi intensi del territorio, hanno fatto innamorare molte persone. Tra questi molti registi e sceneggiatori, che in questo paese disabitato hanno girato molti film o parti di film. Ve ne cito giusto qualcuno: Cristo si e' Fermato a Eboli, La Lupa, King David, Terra bruciata, Nativity, La passione di Cristo, Agente 007 – Quantum of Solace (girato anche Maratea).

Da Craco, tornando verso la Basentana in direzione di Matera, si puo' sostare nell’antica Troilia, oggi conosciuta come Ferrandina. Le radici di Ferrandina affondano nella Magna Grecia, attorno al 1000 a.C. Il suo nome era Troilia, mentre la sua acropoli-fortezza si chiamava Obelanon (Uggiano). Troilia fu costruita per ricordare e onorare la citta' distrutta dell’Asia Minore, Troia. Durante l’epoca romana Troilia e Obelanon furono centri importanti di cultura ellenica e sempre piu' lustro acquistarono in epoca bizantina. Con la caduta del dominio greco, Longobardi e Normanni si impossessarono della citta'.

Il paesaggio Ferrandinese e' molto caratteristico e le case costruite sul fianco del monte, le cui facciate sembrano quasi formare un muro verticale, ricordano il Portogallo.

Rinomata e', ancor oggi, la produzione di olio di oliva majatica, caratterizzato da una bassa acidita', da un sapore dolce e dal color giallo e delle tipiche olive al forno come da antica tradizione (olive majatica). Le olive nere al forno di Ferrandina sono uno dei principali prodotti tipici della Basilicata e (insieme ad altri quattro prodotti lucani) rientrano nei "Presidi Slow Food".

Lasciata Ferrandina, in una ventina di minuti, avrete raggiunto Matera.

Matera

Trovarsi di fronte alla citta' vecchia toglie il fiato. Matera e' stata definita in tantissimo modi, descritta in decine di libri, ripresa in oltre 60 film.

Ogni mia parola sarebbe di troppo. Lascero' quindi a wikipedia il compito di riportare alcune cose da sottolineare.

Matera e' nota anche come citta' dei Sassi, proprio per la peculiarita' e l’unicita' del suo centro storico. Scavati e costruiti a ridosso della Gravina di Matera, una profonda gola che divide il territorio in due, i Sassi di Matera, rioni che costituiscono la parte antica della citta', si distendono in due vallette, che guardano ad est, leggermente sottoposte rispetto ai territori circostanti, separate tra loro dallo sperone roccioso della Civita. Questa posizione invidiabile, ha reso di fatto la citta' invisibile agli occhi dei suoi nemici per millenni, permettendole di passare pressoche' indenne attraverso secoli di storia.

Il Sasso Barisano, girato a nord-ovest sull’orlo della rupe, se si prende come riferimento la Civita, fulcro della citta' vecchia, e' il piu' ricco di portali scolpiti e fregi che ne nascondono il cuore sotterraneo. Il Sasso Caveoso, che guarda invece a sud, e' disposto come un anfiteatro romano, con le case-grotte che scendono a gradoni, e prende forse il nome dalle cave e dai teatri classici. Al centro la Civita, sperone roccioso che separa i due Sassi, sulla cui sommita' si trovano la Cattedrale ed i palazzi nobiliari. Insieme formano l’antico nucleo urbano di Matera, dichiarato dall’UNESCO paesaggio culturale.

La scelta di questo sito, sebbene abbia garantito una estrema sicurezza all’abitato, ha comportato ai suoi abitanti enormi difficolta' nell’approvvigionamento delle acque.Di fatto i Sassi si trovano su di un enorme banco calcarenitico a circa 150 metri dal livello del torrente, mentre le colline d’argilla che li circondano ad ovest risultano essere troppo lontane, per una citta' che costruita nell’ottica dell’assedio, doveva garantirsi l’autonomia al suo interno.

Sin dai primi giorni quindi, i suoi abitanti concentrarono le loro energie, non tanto sulla costruzione delle case, quanto sullo scavo di cisterne e palombari e dei relativi sistemi di canalizzazione delle acque.

Vista in quest’ottica Matera risulta essere uno dei piu' antichi e meglio conservati esempi di bio-architettura al mondo. Una breve analisi dei sistemi insediativi costruiti intorno all’acqua, ci mostra come di fatto tutte le civilta' e le tradizioni costruttive piu' antiche del mondo, abbiano numerosi punti in comune, sebbene secoli e chilometri le vedano come elementi distinti.

Ad un occhio attento, strutture apparentemente semplici e rudimentali, si rivelano come dei prodigi di efficienza tecnica. Le umili tecniche arcaiche, dimenticate dagli stessi abitanti, acquistano un fascino ed un valore un tempo inimmaginabile. I trogloditi che scavano canali e cisterne, costruiscono giardini pensili, ed attorno agli spazi collettivi, oggi chiamati vicinati condividono le proprie risorse, appaiono d’un tratto degli esseri geniali. Ma il bello e' che tutto questo e' ancora presente e vivo, sotto i nostri occhi in una citta', Matera, che ha del magico.

Raccontare la storia di questa citta', come detto in precedenza, significherebbe fare un salto nel passato di millenni. Descriverne la bellezza sarebbe inappropriato da parte mia. E comunque non ci riuscirei.

Lascio quindi alle guide il compito di fornirvi tutte le informazioni storiche e culturali, mentre ai vostri occhi e al vostro cuore il compito di guidarvi. E’ di sicuro il modo migliore.

Il Cibo

La Basilicata e' una terra che va gustata in tutta la sua complessita', anche culinaria.

Un capitolo a parte per il cibo e' doveroso. Vi riporto un post di Basilicata.travel.

E' una cucina fatta di terra e di sapori forti, quella lucana: di ingredienti essenziali (prodotti dell' orto e dell' allevamento), di lavorazioni tradizionali (l' olio, la pasta di casa) ma anche capace di proiettarsi nel tempo e nello spazio.

L ' Aglianico del Vulture, gia' prima del successo letterario del best seller di Gaetano Cappelli, e' un vitigno antico, riscoperto e rilanciato negli ultimi anni su scala mondiale.

E soprattutto e' un piacere della tavola che parla del legame con i territori: i peperoni di Senise, le melanzane di Rotonda, i fagioli di Sarconi, il canestraro di Moliterno, il pecorino di Filiano, e salcicce di Picerno e di Cancellara, le olive di Ferrandina. E' nella scansione dei nomi e dei luoghi il viaggiatore attento si vede scorrere sotto gli occhi l' intera carta della Basilicata.

E ancora:

Gia' Cicerone, Marziale, Marrone tessevano le lodi di una salsiccia particolare denominata "lucanica" o "luganega"; nel tempo, gusti e sapori semplici del mondo contadino (raccontato ad esempio nelle poesie di Rocco Scotellaro) sono ascesi a gastronomia ricercata e deliziosa, perche' sempre memore di tradizioni ed usi (e oggetto anche di ricerca storica sul gusto)

Ingredienti naturali, come pepe nero e peperoncino, sulle tavole lucane, conferiscono aromi a soppressate e salsiccia pezzente; anche la pasta, fatta a mano con farina di grano duro, sale e acqua, nelle numerosissime varieta' e forme dei fusilli, lagane (che cucinate con i ceci erano definite il "piatto del brigante"), di cui erano ghiotti perfino i Greci. Poi cavatelli, calzoni, orecchiette, strascinati conditi, per la gioia dei palati, in ragu' fatti con le carni di agnello, maiale e capretto o contornata dai rinomati fagioli di Sarconi.

Mai manchera', sulla mensa, il pane, di farina di grano duro e cotto in forni a legna; accanto, ogni convitato potra' scegliere fra le varieta' casearie, di cui il territorio e' generoso, ancora lavorate con i metodi tradizionali: ricotta, mozzarelle, scamorza, pecorino, manteca, provole, caciocavallo, cacioricotta, burrino. Pittoresche appariranno le collane rosse dei peperoni cruschi, essiccati al sole. Un rosso Aglianico, venuto dai piedi del Vulture, in Basilicata continua dai tempi di Orazio ad innaffiare i calici.

Avrete capito che siamo nel regno della cucina mediterranea di qualita'. I prodotti freschi, biologici e lavorati secondo tradizioni antiche, sono presenti in ogni paese in cui vi troverete a passare. Difficile trovare un osteria, una bettola o un ristorantino in cui si mangi male e se lo troverete sara' sicuramente colpa del cuoco. La qualita' dei prodotti lucani e' tale da permettervi di guastare cose straordinarie senza dover elaborare nulla, caratteristica questa, della buona cucina mediterranea.

Menzione particolare va all’Aglianico del Vulture, vino che recentemente e' stato incoronato dal New York Times, come uno dei vini italiani d’eccellenza al pari di Barolo, Chianti e Brunello, ma ancora sconosciuto.

A Venosa e nelle zone circostanti, riuscirete ad assaggiare questo straordinario vino a prezzi stracciati (un’ottima bottiglia ve la portate via con una decina di euro o poco piu').

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Mi fermero' quindi qui, consapevole di non aver scritto tutto quello che avrei voluto. Questa pero' non vuol’essere una guida turistica o un approfondimento storico-culturale. Questo vuol’essere solo un suggerimento, uno spunto per chi decidesse di passare da queste parti e non sapesse dove andare, ma anche un modo per far conoscere una delle regioni piu' magiche e sconosciute d’Italia.

Ovviamente chiunque volesse, puo' aggiungere informazioni nei commenti, descrivere qualche luogo, descrivere il proprio viaggio o suggerire ai passanti altre mete Lucane.

Sarebbe un bel modo di augurare buon viaggio a tutti quelli che decideranno di inoltrarsi in questa terra di briganti, lupi, contadini e magia.