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La Lucania

Maria Padula


 

Maria Padula, pittrice del paesaggio lucano, nacque a Montemurro, (in provincia di Potenza, in Lucania), il 12 Gennaio 1915. Mori' a Napoli il 10 Dicembre 1987. Maria Padula e' vissuta in un periodo storico ricco di fermenti culturali, sociali e politici. Nata nel 1915 ha un'€™infanzia attraversata dagli echi della prima guerra mondiale, vive i grandi sconvolgimenti sociali degli anni 20-30. Poi la seconda guerra mondiale, la Resistenza, la ricostruzione, le lotte contadine, gli anni 60 e il boom economico, gli anni 70 le lotte operaie, i movimenti studenteschi e l'€™estremismo, gli anni 80 e l'€™inizio della crisi dei valori. La sua attivita' di artista matura e convive con un costante impegno sociale che la vedra' presente ed in prima persona attiva nelle vicende piu' significative della vita civile del paese. Legata alla Lucania, oltre che per origine e nascita, da un vincolo profondo di grande ideali per le problematiche del territorio meridionale, trarra'  dalla realta' della propria terra materia ed ispirazione per i suoi dipinti e per i suoi racconti. E' per questa ragione che assieme a Giuseppe Antonello Leone, intessera' gia' dagli anni Cinquanta legami culturali ed ideali con Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria, Carlo Levi, Mario Bonfantini, rapporti che rimarranno vivi e fervidi di occasioni. La sua vita di donna e di intellettuale e' legata in particolare all'€™incontro con Giuseppe Antonello Leone, scultore e pittore, che diventera' inseparabile compagno di vita e d'€™impegno sociale. Sentira' profondo il legame della famiglia e di madre, riuscendo a tenere in equilibrio il suo essere artista ed il suo essere madre: un equilibrio difficile, faticoso, mai contraddetto. Dagli anni '40 agli anni '€˜80 si e'snodata la carriera artistica e l'€™impegno civile di Maria Padula, un cinquantennio, ricco di tragedie e grandi speranze per l'€™Italia e l'€™umanita'. Dagli studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli e Firenze, all'€™insegnamento dei maestri Francesco De Nicola, Giovanni Brancaccio, Emilio Notte, Eugenio Scorzelli, Pietro Gaudenzi, Felice Carena, Giovanni Colacicchi, Gennaro Luciano; dai suoi dialoghi con Leonardo Sinisgalli, al suo incontro con Rocco Scotellaro e Carlo Levi emerge una vicenda di permanente freschezza culturale che dai primi anni della formazione alla piena maturita' definisce una figura problematica ed importante, utile per rintracciare il percorso di una storia che accomuna un territorio del Sud ai grandi accadimenti del Paese. Dalle sue prime mostre, dalla militanza nell'€™ACLI e poi nel partito comunista, sempre lucidamente credente, ma critica nei confronti delle gerarchie del formalismo e del potere, qualsiasi veste esso mostrasse, dall’incontro con artisti e intellettuali: Masi, Guerricchio, Antonio Tammaro, Aldo Angelini, Vito Riviello, Carlo Alianello, Paolo Ricci, Piero Girace, Bruno Lucrezi, Ugo Piscopo, Carlo Barbieri, Maria Brandon Albini, Michele Prisco, Tommaso Pedio, Alfio Coccia, Mario Bonfantini, Giuseppe Sciortino, Luigi Compagnone, Maria Malecore, Dora Amato, Luigi Castellani, Mario Maiorino, Luigi Russo, Concetto Valente, Clara Zambonini, Mario Pomilio, Vincenzo Vitiello, Domenico Rea e tanti altri, emerge il suo animo che e'stato sempre e permenantemente volto alla ricerca di una verita' che andasse oltre le appartenenze, che non offendesse la dignita' del prossimo e la propria. E' stata docente di "disegno dal vero" all'€™Istituto Statale d'Arte (I.S.A.) di Potenza dal 1966 al 1973 e successivamente al 2° I.S.A. di Napoli, costruendo con i giovani un rapporto di formazione che lascera' tracce significative in molti nuovi talenti artistici. Donna impegnata eppure non si sottrae alla sfera intima e familiare, tutto questo traspare nelle sue opere che sono forti, incisive, che non lasciano spazio alla superficialita', come per esempio "Fuoco alle stoppie"; opera di intensa liricita' , dai colori caldi e suffusi; il paesaggio desolato si delinea tra le forme dei monti ed i fuochi delle stoppie. Il contadino in primo piano diventa parte integrante del paesaggio, con al braccio il suo bastone compagno dei viaggi per le campagne ed immagine delle suggestioni visive intime della terra lucana. Nel paese le ampiezze prospettiche bisogna cercarle, alimentarle dal di dentro, costruendo interrogativi di cui le risposte non si trovano in sito. Vi domina quel precario equilibrio di interessi tra una classe di proprietari agrari spinti solo ad accumulare salme di terra e derrate alimentari e una classe contadina povera, immersa in una economia della piu' misera sopravvivenza e vi arrivano a ondate risonanze di eventi lontani, attraverso i commenti di chi si ritiene informato. Le sue prime occasioni formative maturano nell'€™ambito di un ristretto panorama familiare che raccoglie comunque, come in molte famiglie della borghesia terriera e professionale meridionale, un sistema di tensioni liberali e repubblicane, eredita' ancora di quel clima che aveva visto, componenti di questa classe, partecipare alla costruzione del progetto di unificazione nazionale. La madre adottiva, Rosa Padula, appartiene a questo tipo di famiglia. In casa si leggono libri della migliore letteratura dell'ottocento russo, inglese e francese. Rosa conosce e parla il francese, suona il piano e dipinge. I discorsi di impegno sociale ed umanitario sono attraversati da una cultura del diritto che proviene dalla tradizione familiare (i maschi di famiglia sono tutti avvocati). Tale tradizione trova in un'€™ampia biblioteca di testi classici la continuita' familiare. Il paese e' patria di Giacinto Albini, il Mazzini lucano, governatore garibaldino della Basilicata che e' prozio di Rosa e in tempi difficili, inseguito dai gendarmi borboni, si e' nascosto per giorni proprio nella profonda ed oscura cantina di casa Padula. La madre naturale e'una contadina che in giovane eta' ha avuto Maria (Immacolata Pascarelli) da una relazione con un 'giovane signore' del paese e successivamente si e'sposata con Antonino Romanella da cui ha avuto quattro figli. Tra questi Donato, a cui Maria rimarra' sempre molto legata, e'un personaggio irrequieto di grande vivacita'  che sara' nella seconda guerra mondiale prima sergente maggiore della Folgore e successivamente partecipera' alla Resistenza nella Brigata Garibaldi, meritando una medaglia al valore. Emigrato in Australia, e' stato impiegato delle ferrovie e Presidente del Montemurro Social Club. Questo intreccio di origini portera'  Maria, da quando entra nell'€™eta' della ragione, a vivere la sua vita in una continua tensione morale, in un permanente anelito di dare corpo alla sua identita'  alimentandola con un forte senso di giustizia sociale, coniugata attraverso un universalismo cosmico che la porti fuori dalle strettoie sociali e dalle poverta'umane di cui e' impastata la societa' del secolo XX ed in particolare la realta'  del Sud. Trovera'  nell'espressione pittorica la serenita' di un suo proprio universalismo e nella scrittura la trascrizione della tensione verso i temi della giustizia sociale. Personaggio di rilievo non solo regionale ma anche a livello nazionale, Maria Padula, nel corso della sua vita e della sua carriera, ha ricevuto numerosi e importanti riconoscimenti attribuiti per il suo impegno nelle battaglie intraprese a favore della condizione femminile e per lo sviluppo dell'arte nella societa' contemporanea. Durante la sua instancabile attivita' artistica, Maria Padula ha saputo cogliere nella sua pittura e nelle sue parole, la bellezza e l'€™unicita' del paesaggio lucano. Nota per aver combattuto importanti battaglie per il riscatto della condizione femminile, per il suo lavoro e alla sua militanza politica e sociale, per il suo ruolo fondamentale svolto nel processo di crescita culturale e sociale della Lucania, l'€™artista e' stata premiata il 22 maggio del 1988 dal "Corriere di Roma", con il Premio internazionale Olimpus, assegnatole postumo in Campidoglio poiche' ritenuta punto di riferimento per le arti, le scienze e la letteratura. Leonardo Sinisgalli (il famoso poeta-ingegnere, conterraneo di Maria) in un ritratto pieno di fraterna amicizia e solidale stima, ha scritto di lei: "Maria ha incontrato le Muse sulle mie stesse colline e ha trovato laggiu' la forza per non staccarsene mai. Tutta rapita dalla nostra aria, relegata tra gli orti della valle o tra le querce di Belliboschi, ha cresciuto i suoi figli ed ha arricchito di anno in anno la sua opera". Sinisgalli aveva scritto ancora di avere in mente di Maria alcuni paesaggi (una quercia, la chiesa di Sant'Antonio, una collina di case e di ulivi), costruiti con una miracolosa poverta' di tocco, paesaggi gravi e solenni, paesaggi assorti e lungamente osservati (non fatue impressioni domenicali). Della sua pittura si sono amati la sicurezza dell' €™impianto, le pennellate larghe e sicure, e la pienezza dei colori, €œil verde dei pascoli ed i bruni delle piante, espressione della naturale ricchezza d'acqua della valle€: colori, questi, della Lucania di Maria Padula che ne fanno €œuna terra ariosa, soleggiata ed estatica€. Cosi' il dialogo con Leonardo Sinisgalli, ripreso a tratti ed in ragione degli accadimenti che la vita consente, determino' un rapporto complesso tra intelligenze dirette e rapide, che permetteva sempre di superare la comune origine montemurrese, per definire una dimensione umana che andava oltre la casualita'. Ma oltre i suoi fantastici dipinti, ha pubblicato tra l'altro: "€œIl paese d'inverno", "€œIl traguardo"€, "€œIl vento portava le voci"€” "Storia di una ragazza lucana"€, tutti ambientati sullo sfondo del'amata Lucania, la sua terra natale. Maria Padula ci ha lasciati nel 1987, all'€™improvviso. E' stato un grande dolore e durissimo prendere atto di questa terribile perdita, specie per il suo inseparabile marito Antonello, compagno di vita e di cultura. Di lei rimane un ricordo vivo e attuale, quasi se tutti questi anni non fossero passati€.

Le principali esposizioni a cui ha partecipato ed i principali riconoscimenti riportati sono:

Premio Citta' di Melfi, 1950; Personale Galleria "La Tavolozza"€, Napoli, 1951; Mostra d'Arte "€œMezzogiorno d'Italia"€, 1953; Personale alla Galleria Brutium, Reggio Calabria 1964; Cinque pittrici al Liceum, Firenze 1965; Mostra Nazionale Premio del Fiorino (invitata), 1965; IV Mostra Nazionale d'€™Arte Fl.DA.PA Palazzo delle Esposizioni, Roma 1967; Premio Basento primo premio con medaglia d'oro del Presidente della Repubblica, Potenza 1967; Centro Studi Americani "Cinque Leone piu' uno, Napoli 1969; Personale alla Galleria del Vantaggio, Roma 1970; Galleria "Arte Piu"€, Firenze 1972; Studio Arti Visive "€œOmaggio a Rocco Scotellaro", 1973; Castello Sforzesco, Sala della balia, Mostra a Favore della Resistenza Internazionale, Milano 1974; Centro Regionale Ligure d'Arte e Cultura, 1975; Casale di Posillipo: percorsi pedonali organizzati da "€œPaese Sera"€ con Nuova identita' e con gli allievi del II I.S.A., Napoli 1978; Casina dei Fiori, luglio-agosto, "Napoli anni 80"€ come pittrice e con la documentazione del collettivo femminista, 1980; Mostra Nazionale di pittura al "Festival delle donne"€, Venezia 1982; Castel dell'Ovo "Napoli 82"€ "€œQuasi una situazione", Napoli 1981; "€œLa nostra valle" galleria Dehoniana, Napoli 1985; Montebelluna, 1985; Personale al Kiris Hotel, Viggiano, 1986/87; Personale alla Biblioteca Provinciale di Potenza 1987; IV Rassegna Nazionale del Fantastico, Viareggio 1987; 68-88 Donne e Arte a Napoli a cura di Ela Caroli Castel dell'Ovo Napoli, 8-20 marzo 1988; 23 maggio 1988 XV Giornata della Cultura Premio Internazionale OLYMPUS celebrata in Campidoglio - Roma.

I sui principali scritti (romanzi e racconti) sono:

- Il Paese Paese d'€™inverno - ed. La Torre - Atella, Potenza 1980;
- Il Traguardo - ed. Grafico Editoriale Italiano, Napoli 1984;
- Il vento portava le voci - ed. Grafico Editoriale Italiano, Napoli 1985;
- L'€™uovo del Cuculo - ed. Ist. Grafico Editoriale Italiano, Napoli 1986;
- Articoli e saggi sui problemi dell'€™arte sono pubblicati su varie riviste specialistiche.

Il Consiglio Regionale della Basilicata ha pubblicato il testo "€œMaria Padula, la donna, la pittrice, la scrittrice"€, a Cura di Ugo Piscopo con testi di F. D'Episcopo, A. Masullo, U. Piscopo, E. Pontiggia; Potenza 1999.


Maria Padula, pittrice lucana, intervista del 1983