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La Lucania

Antichi mestieri lucani

 



"U 'JETTABBANN"

Era un’epoca in cui i mezzi di comunicazione erano diversi non c' erano i "mass media" come oggi, a divulgare notizie di vario genere esisteva per esempio: "u'jettabbann". Una figura caratteristica dei paesi era il banditore, chiamato in dialetto: "u' jettabbann". "u' jettabbann" era colui che annunciava le notizie al popolo, a voce alta avvisava le persone per le strade del paese. Girava il paese munito di una tromba, piu' precisamente un corno, e sostando in determinati posti onde farsi ascoltare da più gente cantilenava con rime improvvisate l'annuncio che doveva fare. Il banditore annunciava giornalmente alla comunità l’arrivo del pesce o di altre cose portate da rivenditori forestieri; serviva inoltre a diffondere annunci di interesse pubblico provenienti dal Municipio o da altre autorità. Dopo tre squilli della sua cornetta tutti erano zitti per ascoltare le novita' del giorno. A volte informava dell’arrivo di nuovi mercanti o su fatti che dovevano verificarsi.


Ma il banditore non era l’unico personaggio curioso dei paesini del sud. Esistevano mestieri, oggi totalmente scomparsi che riesce anche difficile tradurne il termine esatto in lingua italiana.


"U' SANAPURCELLE"

Una volta all 'anno si udiva per le strade un altro grido "u sanapurcelle" figura misteriosa e dall' aspetto temibile, ma molto utile alla comunità contadina. Sanare le porcelle significava castrarle, quelle che non si volevano a far razza, perchè ingrassassero meglio e avessero carni più delicate. La cosa, per i maiali, non era difficile, e molti contadini la facevano da soli, quando le bestie erano giovani. Ma alle femmine bisognava togliere le ovaie, questo richiedeva molta esperienza e dunque era eseguita dal "sanapurcelle". Ma la gente trepidava ugualmente per l'animale, che a quei tempi era quasi un membro familiare. Infatti quasi ogni famiglia aveva una piccola stalla con uno o piu' maialini che venivano abbattuti prima del periodo natalizio e forniva cibo per tutto l' anno. Del maiale niente veniva buttato via e tutto poteva servire per la cucina, per esempio le ventra servivano per insaccare i salumi. Io per esempio andavo a a tagliare i peli del maiale, le setole, per farne pennelli per dipingere i miei colori a tempera o acquerello. Mio nonno usava il grasso del porco per far meglio scivolare gli attrezzi della sua falegnameria artigianale.


"A' FORTUNELLA"

Per le stradine del paese un personaggio singolare e molto distinto, con la sua paglietta in stile parigino o napoletana, annunciava: "a fortunella, mo' passa a' fortunella" ! Portava a tracollo una gabbietta con dentro un pappagallino di esotici colori, il quale si sporgeva dallo sportello aperto per scegliere, con il becco, un piccolo foglietto stampato, dove era annotato il presunto destino. Il foglietto lo si leggeva personalmente di nascosto ed alcuni ci credevano veramente!


"L' AMMOLA FORBIC"

Al grido di: " 'ammola forbic" l’arrotino veniva con la sua vecchia bicicletta arrugginita e riparata alla meglio: la puntava al suolo con un doppio piedistallo e dopo l' ennesimo richiamo attendeva i suoi clienti. Di solito le donne si facevano affilare le forbici, ma anche qualche uomo si faceva affilare il rasoio della barba o coltelli della cucina.


"U' CONZAPIATT"

Un altro mestiere era quello del " 'conzapiatt". Spesso pentole, recipienti e brocche in rame si rompevano, essi non venivano gettati via, ma riparati da questo artigiano ambulante. Per annunciare il suo arrivo in paese e consentire alle massaie di uscire dall' uscio di casa, gridava a squarciagola: "U' conzapiatt, è arrivato u' conzapiatt” , gli venivano portate cosi le pentole e brocche da riparare. Con un trapano rudimentale ricuciva l'oggetto rotto: praticava dei fori e univa i cocci con un filo di ferro, spalmandoci sopra uno strato di stagno. Il compenso dipendeva dal numero dei fori eseguiti.

C' erano inoltre un' innumerevole numero di mestieri, che solo pochi ricordano:
"u' impaglia segge", che impagliava le sedie rotte.
"u' stagnator", che riparava le tubature dell' acqua gocciolanti.
"u' m' bbrallar ", l' ombrellaro, che riparava gli ombrelli difettosi.
"u' spazzacamin ", lo spazzacamino che ripuliva le ciminiere intasate.


Anche esistevano fabbricati, oggi completamente scomparsi, come "a' gualchiera". La "gualchiera"era situato ai bordi di un fiume o di un torrente, come i mulini. Nella "gualchiera" cera un maglio di legno, spinto dalla forza dell' acqua, martellava e ammaccava i panni, tessuti con telai a mano, per renderli piu' consistenti e raffinati. Questa attivita' oggi e' del tutto scomparsa.

Clicca per vedere un breve video della qualchiera che si vede nelle foto sopra, come si presenta oggi

Video: la qualchiera che si vede nelle foto sopra, come si presenta oggi

Clicca per vedere un breve video, tratto dal Film "Cristo si e' fermato a Eboli", dove si vedono un " 'jettabbann" e un " 'sanapurcelle"

Video: tratto dal Film "Cristo si e' fermato a Eboli", dove si vedono un " 'jettabbann" e un " 'sanapurcelle"