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La Lucania

Anna Dinella, pittrice

Anna Dinella, pittrice di origine lucana nata all' inizio del millenovecento a Napoli da una famiglia proveniente da Maschito, piccolo paese della Lucania in Provincia di Potenza.

 

Anna Dinella, pittrice di origine lucana nata all' inizio del millenovecento a Napoli da una famiglia proveniente da Maschito, piccolo paese della Lucania in Provincia di Potenza. Napoletana di studi e di tecnica, e' una delle figure artistiche piu' attraenti e piu' significative del primo Novecento pittorico lucano. Ricercatrice di armonie, dotata di una tecnica del tutto personale, si distacca dal dillettantismo impressionistico dell'epoca offrendo nei paesaggi e nelle figure nuove rivelazioni. Ebbe come primo maestro un nobile artista (presubilmente in privato), il pittore Luigi De Rosa. Nelle sue opere ha saputo imprimere e descrivere, con una vicenda di primavere e di autunni, sulle foglie e nei fiori, il viaggio della luce attraverso gli spazi dell' ombra. La Dinella puo' definirsi una pittrice prevalentemente floreale. Si rivelò come artista con una sua mostra personale dal 6 al 24 febbraio 1926 a Napoli presso la "Compagnia degli Illusi" con 125 opere presentate. I quadri esposti nell' insieme apparvero come una fioritura diffusa: tenere e fosche corolle, corimbi bianchi e azzurri, rami tenui di mandorlo ed aspri nodi di ciliegio, riso di melegrane, tristezze di crisantemi, umilta' di mammole e di biancospini, esuberanze di rose - bianche, rosse, thea, dalle soavi "Oruschi" alle carnose "Paul Neyrod" - pianto di cinerarie, agonia di pavonie, fragilita' di spiree, peccaminosa volutta' di garofani, fatti di sangue e di velluto. E poi tutta una veemente fiammata di papaveri rosolacci e accanto e, accanto, pallidi anemoni, avernali asfodeli; e mammole, viole, margherite, giacinti, girasoli protesi nell' azzurro del cielo e del mare. Anna Dinella non segui' alcuna scuola: fu una ricercatrice di armonie. Amava la natura e il sentimento della bellezza. Le sue tele ariose non obbediscono ad alcuna compiacenza imitativa, ma esprimono il nobile tentativo di armonizzare, secondo un senso individuale di poesia, le linee e i colori della natura, seguendo una tecnica personale. Ella rivela sempre una ponderata facolta' di concezioni. Attraverso i sottili inganni dei misteri cromatici raggiunge la fusione del soggetto col fondo, con una varieta' di colore e con una freschezza di tocco assai rare.
Oltre che nell' arte Anna Dinella si dedico' intensamente anche all' attivita' politica e sociale, aderendo al MIF (Movimento Italiano Femminile Fede e Famiglia), creato dalla Principessa Maria Pignatelli, di cui fu eletta rappresentante per la Campania nel Consiglio Nazionale. Fu autrice del testo "Panorama degli artisti napoletani", pubblicato nell' Almanacco degli artisti, edizione del 1931 (Roma, Franco Campitelli Editore). Della sua giovanile esperienza artistica tratta un articolo di Nicola Fiore pubblicato su "La Basilicata nel Mondo" del 1927 e dove sono presentate alcune opere proposte dalla Dinella in occasione della mostra personale tenuta a Napoli dal 6 al 24 febbraio 1926 presso la "Compagnia degli Illusi".
LE OPERE:
"Testa di ragazzo" (ammirato da Vincenzo Gemito); "Il Pellegrino"; "Giunto all' estremo limite" (vecchio lucano); "Lo Scugnizzo"; "Macchia al sole"; "Cortile Rustico" e molte altre opere floreali come: "Papaveri al sole", "Garofani", "Lilla", "Ortensie blu", Mimose", "Oruschi", "Paul Neyrod", "Mammole", "Viole", "Margherite", "Giacinti", "Girasoli", ed infine una esuberanza di "Rose", "Crisantemi bianchi", Glicine", "Rose Thea", "Crisantemi e edera".
(Liberamente tratto da: * "La Basilicata nel Mondo" 1927, articolo di N. Fiore).



*Tra gli artisti che illustrarono con le loro opere pittoriche la rivista "La Basilicata nel mondo", pubblicata dal 1924 al 1927 presso la tipografia Giannini di Napoli, si annovera anche Dinella Anna, pittrice.





Ecco il testo di Anna Dinella "Panorama degli Artisti Napoletani", pubblicato nell' "Almanacco degli artisti", edizione del 1931 (Roma, Franco Campitelli Editore).


ANNA DINELLA, "Panorama degli Artisti Napoletani":

Risalire agli splendori di un primato, per giungere alla constatazione amara di una decadenza, riconosciuta da altri e da noi, fino alla stanchezza ed alla noia, non son malinconie da fermare ai margini di una nota, che non vuole avere, , né il carattere dell’incasellamento storico, né la pedantesca ambizione di una critica en forme. La storia della giovane Arte napoletana è storia breve. Manca ai nostri artisti tutta quella serie di esperienze d’avanguardia, iniziate avanti la guerra e sfociate, dopo la parentesi sanguinosa e dopo l’apparente caos di tendenze e l’affinamento cerebrale di polemiche e battaglie nel bisogno di ritrovare le antiche virtù della stirpe che, per noi italiani, nel caso delle arti figurative, si riassumono nella decisione e precisione della forma e del colore. Vissuti in quell’atmosfera tiepida di beata acquiescenza ai gusti del pubblico, in cui si sono rifugiati, da un trentennio, i nostri artisti, dipingendo la macchietta edil quadretto di genere in nome della tradizione e della buona pittura, i giovani che volevano imprimere un carattere al loro tempo hanno incontrato sul cammino, sia spiritualmente, che materialmente, difficoltà grandi. Averle, coraggiosamente, superate è la migliore prova della fede e della tenacia con cui essi operano e lottano per ricongiungersi, al di là di una generazione appiattita e livellata da una mancanza, quasi assoluta, di coscienza critica, ai valori autentici dell’immediata tradizione, che essi non respingono nè sdegnano, come malamente si vuol far credere; ma riconoscono ed esaltano con l’entusiasmo della loro giovinezza operante nel solco magico del rinnovamento. Usciti da uno stato di apatia e d’inerzia, essi hanno guardato, d’apprima con stupore, poi con curiosità ed infine con interesse, le esperienze degli altri; ma, cauti e coscienti, non si sono slanciati, impetuosamente, incontro alle audacie più spinte, né hanno voluto, a loro volta, stupire con la rapidità estrosa di un movimento improvvisato. Hanno avuto la pazienza – senza l’aiuto di una critica che illuminasse in poco il cammino: ma che, invece, ingarbugliava, domani, le posizioni chiarite ieri e biasimava, in aprile, ciò che aveva esaltato in gennaio – di sceverare da soli gli elementi vitali della nuova arte italiana, cogliendone gli aspetti essenziali ed assimilandoli, con la rapidità caratteristica della gente meridionale. Figli tutti di uno stanco impressionismo sono giunti a risultati di sodezza plastica e di energia costruttiva che, se, in qualche parte, lasciano ancora intravedere le tracce del punto di partenza, in altre, stupiscono per la serietà dei risultati ottenuti. Rimasti soli, nell’ombra, a lottare per qualche anno, ignorati ufficialmente dentro e fuori del loro paese, ci voleva l’ordinamento Sindacale, guidato da idee lineari e decise come tutto quanto trae origine e forza dalla Rivoluzione Fascista, perché questi giovani creatori della bellezza nuova, venissero messi in valore. Le sale della Prima Mostra Sindacale Campana divennero, nell’estate del ’29, un’edizione parlata del “Ma chi è ?” e l’editore, questa volta, non era Formaggini, ma Pietro Barillà e C. (leggi Direttorio). Veniva, così, alla ribalta, tutto un gruppo di artisti giovani e giovanissimi, che coraggiosamente si offriva al piccolo scherno e al sorrisetto ironico dell’amatore d’arte con l’A maiuscola e all’indignazione cattedratica del signore che acquistava alle Promotrici. Compresi e valutati da pochi, essi si sono presentati, dopo un anno, al secondo raduno Sindacale, più coscienti ed agguerriti, stretti intorno ad un piccolo numero di artisti giovani di spirito, se non più giovanissimi di anni, da cui non si può prescindere, volendo segnare i limiti del rinnovamento artistico, perché nel tempo dell’inerzia collettiva sono stati i soli ad affermare l’esistenza di un arte napoletana non immediata e piacevole, ma elevata da un desiderio di ricerche e di conquiste, così come non si può tacere il nome di Lionello Balestrieri per quel suo tormento in continua ansia di superarsi e di Gennaro Villani e Francesco Galante per le doti personali della loro pittura. Non vincolati da schemi e da programmi, ciascuno nella libera espressione della propria personalità, i giovani di spirito ed i giovani e giovanissimi di anni, portano oggi il loro contributo alla comune aspirazione. EUGENIO VITI, centro vivo di interesse artistico per quel senso di continua vibrazione e svolgimento che emana dalle sue opere in cui, dagli sfondi immersi nell’ombra, balzano le figure segnate da un chiaroscuro potente. NICOLA FABBRICATORE, che fissa, in una chiarità di luce diffusa, le sue statiche figure di donne e di pastori, PIETRO BARILLA’, che esprime, in tonalità di viola, di bruni e di grigi distrutti, l’intimo carattere della sua gente calabra, eliminando ogni coreografica appariscenza folkloristica. LUIGI CRISCONIO, che è l’ultimo, ed è il più nuovo, impressionista della nostra pittura; mentre GIUSEPPE VIGGIANI, con le sue accorte esperienze, segna il graduale passaggio ad un più attento ed equilibrato studio di masse. FRANCO GIROSI, che sente la pittura come dramma della coscienza artistica; realizzatore tenace di piani e ti volumi con superficie ed impasti careniani. ANTONIO BRESCIANI, che dipinge con calma indipendenza i suoi nudi e i suoi studi in cui emergono certe istintive qualità di pittore essenzialmente meridionale. GIOVANNI BRANCACCIO, che ha già superata la fase delle ricerche sperimentali, risolvendo, con vigoria e bravura pittorica, importanti problemi di rapporti e di toni. EDUARDO GIORDANO, costruttore di sintetiche architetture umane a cui danno rilievo gradazioni dio grigi e di bruni piene d’armonia. ALBERTO CIANCONE, che va attenuando la sua vena caricaturale in attente ricerche di piani, superate da notevoli risultati di pura pittoricità. ROBERTO SCIELZO, che trae dai grigi e dai neri accordi suggestivi, raggiungendo, con sensibilità vibrante, una viva forza espressiva. MARIO CORTIELLO, che su schemi descrittivi di efficace chiarezza, segna brevi annotazioni di colore. MARIO VITTORIO, che guarda il modello con l’istessa arguzia bonaria con cui guarda vivere gli altri. Ma come si fa, a vent’anni, a non prendere in giro, sia pure pittoricamente, certi campioni di umanità ? CARLO STRICCOLI, ROMOLO LEONE, FRANCESCO RAFFAELE, VINCENZO CIARDO, MARGHERITA FREY, ZINA AITA, che hanno superato molte incertezze della loro prima maniera, completano, con la singolare personalità di LUIGI DE ANGELIS, barbiere-pittore e vecchio-bambino prodigio, il quadro dei pittori operanti nell’orbita del rinnovamento. Fra gli scultori : SAVERIO GATTO, plasmatore impetuoso di umani grovigli con soste di serenità classicheggiante. GIOVANNI DE MARTINO, artista d’intuito preciso, che va diritto alla conclusione logica e plastica dell’opera senza tentennamenti e cerebralismi ingombranti. UMBERTO RANCHER, che racchiude in una linea di classica nobiltà le sue concezioni sature di umanità e di pensiero. CARLO DE VEROLI, realizzatore efficace di opere un po’ varie di stile e di sentimento. ANTONIO DE VAL, ricco d’ingegno e di possibilità, che tende nobilmente al possesso di una linea personale nelle sue possenti masse plastiche ed in certe stilizzazioni piene d’armonia e di sapienza. ENNIO TOMAI, deliziosamente decorativo, ENZO PUCHETTI, osservatore attento e preciso, CELESTINO PETRONE, modellatore raffinato, PASQUALE MONACO, vigoroso ed incisivo, VINCENZO MECONIO, obiettivo e sereno con una leggera punta di bonaria ironia, ALFREDO MORZIELLO, GUGLIELMO DE LA FELD, ETTORE SANNORIO, ed infine GIOVANNI TIZZANO, antitesi di ogni accademismo guidato da un istinto sottile e singolare che fa di lui la punta estrema di ogni confronto polemico. Sul fronte unico della nuova arte, a colmare la lacuna solcata da molti anni d’indifferenza, avanzano così con serena coscienza, accanto a nomi già noti, i giovani artisti napoletani, che uniscono la loro fede operante a quella di tutta la giovinezza artistica d’Italia.
(scritto da ANNA DINELLA, 1931).