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La Lucania

Le Tradizioni Musicali in Lucania



Nel paese dei "cupa cupa" suoni e immagini della tradizione lucana


La Lucania e' una delle regioni silenziose d'Italia, quelle che raramente fanno parlare di se' le cronache mondane, giornalistiche e culturali. Eppure sul piano antropologico e' stata una delle regioni-guida che hanno elevato, grazie a esimi osservatori e studiosi come Carlo Levi, De Martino e Carpitella, molte delle sue specificita'  etnoculturali a "questione meridionale" per antonomasia. Oggi, in tempi favorevoli per il riconoscimento della tradizione quale patrimonio immateriale di un Paese, raccogliere e studiare forme sedimentate e caratterizzanti la vita di un'area omogenea, si fa sempre piu' difficile. Qui si possono trovare ancora gli ultimi costruttori-suonatori di strumenti dispersi come zampogne, sampugnelle e sunacchi, e soprattutto gli ultimi suonatori tradizionali di arpicella (arpa portativa popolare) di Viggiano. E'ˆ proprio sul complesso mondo della zampogna e dell'arpa di Viggiano che vorrei soffermarmi, sulla dimensione esistenziale e sociale degli esecutori, sui rimpianti dei vecchi e sulle nuove propensioni estroverse dei giovani suonatori lucani.

I piu' diffusi strumenti musicali in Lucania:

LA ZAMPOGNA LUCANA (Zampogna a chiave con quattro canne disuguali) - LA CIARAMELLA - LA SURDULINA - LE SAMPOGNE - LA ZAMPOGNELLA (LA SAMPUGNELLA) - LA FISARMONICA - L' ORGANETTO (L'organetto, piccola fisarmonica diatonica, e' il piu' diffuso strumento musicale in Lucania) - I SUNACCHI - FLAUTI E FISCHI (Flauti di canna, Flauto traverso di corteccia, Fischietti, Corno e conchiglia) - LA CHITARRA BATTENTE - Il TAMBURELLO - LA CUPA CUPA (anche detto Il gallucio„) - IL RULLANTE - LA GRANCASSA - LA CASTAGNOLA - LA TROCCOLA - I CAMPANACCI - L ' ACCIARINO - LA RAGANELLA - IL TRICCHEBALLACCHE - I SONAGLI O SONAGLIERE - LE CAMPANINE - IL MANDOLINO - L'ARPA DI VIGGIANO - L' ARPICELLA (piccola arpa portatile)



Viggiano (PZ) - Michele Romagnano - Strumenti musicali tradizionali. Il Sig. Romagnano ci descrive le caratteristiche e le tradizioni legate agli strumenti musicali tipici di Viggiano e del territorio lucano.




Ma anche strumenti classici, come il violino (molto raramente) si trovano in canti popolari lucani. Addirittura anche attrezzi agricoli come una cernia (u' cernicchio) o una tavola usata dalle lavandaia per strofinare i panni vengono usati per produrre singolari suoni, come in questo video del 1977:

Canto popolare lucano 1977





LA ZAMPOGNA LUCANA

"I pifferari scendono dalle selvagge montagne per suonare i loro rustici strumenti dinnanzi alle immagini della Madonna. Vestono un' ™ampia cappa di panno scuro e portano il cappello a punta come i briganti". Cosi' Hector Berlioz, nel 1832, ci rappresenta gli zampognari dai quali apprese l'™aria che poi volle inserire, secondo il gusto dell' epoca, come Serenade d' un Montagnard, nell' ™Aroldo in Italia. La letteratura romantica ha costruito l' ™immagine dello zampognaro vagabondo, musico di piazza, meta' pastore, meta' mendicante, secondo uno stereotipo consolidato che ancora resiste. Ma, al di la' dei luoghi comuni e della oleografia natalizia, oggi, e' il caso di chiedersi chi sia lo zampognaro, come viva, e quali siano le motivazioni che lo spingono a utilizzare uno strumento popolare cose' antico. Innanzi tutto occorre puntualizzare che qualunque sia il livello tecnico raggiunto nell' uso di questo strumento o le ragioni che hanno indotto questa scelta etnomusicale, lo zampognaro e' sempre figlio di una cultura popolare precisa che ha espresso, e ancora esprime, i suoi sentimenti attraverso una musica, a torto, ritenuta minore. La Zampogna, questo strumento affascinante nato nella notte dei tempi.

"Strumento musicale a sacca", questa definizione comprende tutta la famiglia degli strumenti a sacca che, dalle caratteristiche comuni e dai tanti nomi (cornamusa, piva, zampogna, gaita, bagpipe, etc.), sopravvive ancora oggi in molte zone dell'Europa ed dell'Italia. La zampogna di costruzione classica a chiave e' ancora presente in molte aree del centro e sud Italia compresa la Sicilia, vi sono anche alcune presenze nel nord Italia. Le origini della zampogna sono molto remote che, a seconda dei modelli, connotano anche una regione o un'aria di provenienza. Sicuramente la sua provenienza e' legata al mondo della pastorizia, origini molto antiche, non remote come quelle del flauto, ma sicuramente storicamente legata ai popoli dell'Europa e dell'Asia, dagli egizi, ai greci e sicuramente ai romani. A questi popoli si deve anche tecnologicamente la costruzione dell'ancia che attraverso i chanter creano la melodia e i bordoni l'intonazione della stessa. La caratteristica fondamentale, comunque resta l'otre o sacca, attraverso l'insulfflamento ad aria ed alla sua calibrazione, le ance trasmettono il suono ai chanter e ai bordoni. Il tipico suono che nasce dal bilanciamento dei chanter e dei bordoni rendono comprensibilmente affascinante questo strumento e lo riempiono di un mistero che ci riporta indietro nel tempo. Zampognari sono gente abituata ai grandi orizzonti, agli scenari solenni della montagna, a trasformare, nel silenzio dei lunghi viaggi, siano essi fisici o spirituali, il respiro del vento in un sommesso, struggente canto del cuore. Perche' essere zampognaro e' una condizione dell'™anima.

"La Zampogna e la ciaramella sono strumenti di grande cultura. Se essi scompariranno non sara' perche' troppo primitivi rispetto al contemporaneo, ma perche' troppo complessi e difficili in un'epoca che fa della semplificazione delle procedure uno dei suoi fondamenti. Costruire una zampogna, suonarla, conservarla implica capacita' tecniche e sensibilita' ormai quasi impossibili da coltivare, conservare e trasmettere. La tecnologia contemporanea annulla totalmente la manualita' come risorsa umana; tutto viene delegato a procedure automatizzate esterne all'uomo. La zampogna invece obbliga ad una coordinazione mano - corpo - orecchio - sensibilita' percettiva - intelligenza che oggi e' estremamente rara come risorsa umana. Allora essa ci ricorda l'impoverimento di umanita' a cui siamo sottoposti" - Paolo Apolito - da: La zampogna nel mito e nella tradizione

ANTONIO FORASTIERO

Navigando su Youtube ogni tanto si scopre qualcosa di nuovo, e oggi ho scoperto questi bellissimi video. Spesso capita che le tradizioni si dimenticano oppure per lo piu'non le si considerano come dovrebbero, non ci si rende conto che sono le radici di una comunita'. C'e' da riconoscere che le tradizioni suscitano emozioni, forse le stesse suscitano in noi rivedendo i video su questo sito. Il maestro che suona la Zampogna e' Antonio Forastiero abitante della Contrada Sirino di Lauria (PZ).


Video: Antonio Forastiero - Antonio Forastiero un'icona vivente della tradizione zampognara

Documentario su Antonio Forestiero, zampognaro lucano.

Antonio Forastiero, l'icona vivente di un mondo scomparso.

Antonio Forastiero e' riuscito a ravvivare una tradizione che rischiava di decadere, un artigiano depositario di tecniche e segreti antichi. Antonio Forastiero, il taciturno e gentile gigante della montagna lucana e' un impareggiabile esecutore e costruttore di zampogne, ciaramelle e fischetti della Val d' Agri. Il mestiere dello zampognaro e' il volto del' altra Lucania che si estingue. Questi sono i depositari della nostra cultura. E' sempre un piacere sentirli parlare, suonare, oppure semplicemete guardarli. Grazie e che possano conservarsi a lungo. ll Maestro Antonio Forastiero e' "u mastr" di tutti i mastr per eccellenza, e' uno degli ultimi costruttori della vecchia guardia ancora operanti. Antonio Forastiero e' oggi uno dei costruttori e suonatori di zampogne e di ciaramelle piu' conosciuti e ricercati dagli etnomusicologi. Vive nella sua casa sul Monte Sirino, presso Lauria, in provincia di Potenza. Antonio Forastiero un' icona vivente della tradizione zampognara, costruisce le canne con legni di ebano, erica, gelso ed acero da alberi scelti e tagliati personalmente. Le sue zampogne sono il massimo, ed hanno un suono veramente speciale...inconfondibile, del resto sono solo una settantina d'anni che suona. Dio Abbenedica "Zi Antonio" a lunga vita. La cultura con la ricerca delle sue zampogne fanno di lui un grande personaggio della musica delle nostre terre, grazie ZIO ANTONIO !!!



L'ARPA DI VIGGIANO

Viggiano e' un piccolo paese situato nella Val D'agri in provincia di Potenza. E' nota soprattutto per i preziosi (preziosi per pochi) giacimenti di petrolio, ma il vero tesoro che la contraddistingue e la rende unica in Italia e' tutt'altro che nero, e' chiaro come il legno del pero selvatico ed e' fatto di note! Viggiano e'il fulcro di una tradizione musicale tri-secolare che si e' fatta distinguere in tutti gli angoli del mondo: quella dell'Arpa Popolare Italiana. Il comune di Viggiano nella Val d' Agri situato ad una settantina di chilometri a sud di Potenza, suo capoluogo di provincia, e' oggi abitato da poco meno di 3200 persone su un territorio di 90 chilometri quadrati. L' altitudine va dai 500 metri s.l.m fino ai 1730 del suo monte piu' alto dove si trova il Santuario della Madonna Nera venerata da secoli e proclamata dal Papa Giovanni Paolo II patrona della Lucania. La statua della Madonna di Viggiano, viene spostata in processione dal Santuario del Sacro Monte alla Basilica pontificia in Viggiano, la prima domenica di maggio e la prima domenica di settembre. Il territorio di Viggiano ha oggi molteplici risorse economiche industriali e turistiche ma vi fu un tempo in cui quasi la sua intera economia si puo' dire poggiasse sulla musica. Tra il settecento e la fine dell' ottocento i musicisti viggianesi furono celebri come artisti di strada e grazie ai loro viaggi in tutto il mondo contribuirono al sostentamento di numerosi nuclei famigliari e dell' economia del paese intero le ricadute di questi viaggi in termini culturali e sociologici sono molteplici. L' associazione dell' arpa col paese di Viggiano nasce nel settecento, ma nell' ottocento si puo' dire che diventi proverbiale l' arpista viggianese diventa un personaggio leggendario per i poeti e i letterati italiani di epoca risorgimentale che ne fanno un simbolo della stessa italianita' verso la fine del secolo poi tutto cio' finira' e questo particolarissimo fenomeno musicale progressivamente tendera' ad esaurirsi. Oggi questa tradizione rivive nei corsi di musica popolare nel recupero del repertorio musicale tradizionale e nell annuale festival estivo dell' arpa viggianese durante il quale si esibiscono musicisti ed arpisti di fama mondiale ma il ricordo dell' antica tradizione e' rimasto impresso nelle pietre stesse del centro storico del paese nei bassorilievi che ornano le chiavi di volta dei portali delle case un tempo appartenute a famiglie di musicisti di Viggiano nel centro storico. Lo strumento principe il simbolo stesso dei viggianesi era l' arpa. Con l' arpa e col violino i musicanti viaggiavano suonando in tutte le occasioni pubbliche in italia e all' estero in Europa ma anche in America e in Australia eseguendo le piu' famose arie della tradizione operistica italiana e anche le canzoni popolari napoletane. Spesso la loro presenza nelle diverse citta' era legata al calendario delle feste religiose altre volte si recavano nelle grandi capitali in occasione di eventi particolarmente importanti come ad esempio le grandi esposizioni internazionali. Ma i loro spostamenti erano continui via terra e via mare, quell' arpa e quel violino era tutto il loro bagaglio, la musica era il solo mestiere che conoscevano e non l' appresero in alcun conservatorio. E' molto difficile rintracciare le origini della tradizione arpistica legata al paese di Viggiano di certo si sa che a partire dalla seconda meta' del settecento si cominciano a trovare testimonianze iconografiche e letterarie relative alla presenza in area campana di musicisti girovaghi con particolare riferimento alla loro attivita' musicale durante il periodo natalizio. Sempre dalla raccolta usi e costumi di Napoli pochi giorni dopo la festa di San Martino e quando le elette brigate dei villeggianti abbandonano i campi ormai impoveriti di frutti. Cominciano a farsi udire per le vie di Napoli gli zampognari i quali sogliono trovarsi in questa capitale alquanti giorni innanzi la novena della Beatissima Vergine Immacolata che si festeggia il di' otto dicembre. Dalle remote provincie del reame muovon questi rustici e piu' specialmente dalla Basilicata celebre per i suonatori viggianesi.


LUIGI MILANO

L 'ultimo dei depositari dell' antica tradizione dell' arpa viggianese e' l'anziano Luigi Milano. Luigi si guadagnava la vita suonando l'arpa "portativa". Soprattutto nei periodi natalizi suonava le novene per le contrade e le case lucane, con la sua arpa, accompagnato da un ensamble di violino, voce e zampogne. La sensazione di liberta' veniva cercata cosi' dai numerosissimi arpisti (o arpaioli come piace dire a Luigi Milano) che negli anni dell'esodo di massa italiano, emigravano per il Sud America, l'Australia, il Sud Africa in cerca di fortuna. Non a caso oggi molti arpisti riconsciuti a livello mondiale arrivano proprio da Viggiano (vedi Alberto Salvi, prima Arpa della Chicago Orchestra).

Arpa Popolare di Viggiano: Luigi Milano.
Luigi Milano e' l'ultimo suonatore anziano di arpa popolare viggianese. Ora grazie a una nuova "scuola" questa tradizione sta trovando nuovo vigore. Ma il vecchio suono sta nelle mani di questo suonatore.



I GIOVANI SALVATORI: DAVIDE IERARDI

La tradizione dell' arpa viggianese per la particolarita' dello strumento, riesce a ritrovare una rara commistione tra musica popolare, colta e sacra. Una tradizione che purtroppo, caduta in disuso, stava per scomparire senza lasciare alcuna traccia, se non fosse stato per alcuni giovani musicisti lucani che spesso inconsapevolmente si avvicinarono a questo affascinante strumento. Uno fra questi e il giovanissimo Davide Ierardi. Davide ha al suo attivo due "miracoli"; il primo e' quello di aver scoperto la passione per l'arpa, il secondo quello di aver "contagiato" il papa' Giovanni in questa sua missione. Ora padre e figlio gestiscono assieme un laboratorio di liuteria di arpa viggianese, situato vicino alla Chiesa dove e' custodita la Madonna Nera di Viggiano, protettrice del popolo lucano. Qualcosa di miracolo c'e' in questa bella storia, se consideriamo che Giovanni, ora in pensione come invalido al lavoro dopo 30 anni di operaio metalmeccanico, non ne sapeva nulla di liuteria e di falegnameria, prima di farsi ammaliare dal suono dell'arpa suonata dal figliolo. "Cominciai a costruire delle piccole arpette come "souvenir" per i turisti, poi mi e' venuto in mente di farne una piu' grande" mi racconta Giovanni. "Ora mi sono reso conto che ho in mano una missione.. e quindi anche dei nuovi pensieri. Ma costruire arpe mi fa stare bene, perche' mi tengo in movimento, non cado nell'ozio e quindi non deperisco". E' la prima volta che incontro un caso di "passaggio generazionale inverso". Solitamente sono padri e nonni a passare ai loro figli o nipoti la passione per una tradizione. La storia di Giovanni e Davide e' molto curiosa e fa riflettere molto sulla "casualita' " dei "compiti" che il destino riserva nella vita di alcuni uomini.

Arpa Popolare Italiana, Laboratorio Ierardi, Viggiano (PZ)



Arpa viggianese - Arpissima 2011 - Laride

La Scuola dell'Arpa Popolare Viggianese ospite della Rassegna Arpissima Salvi 2011 a Salerno esegue la danza Laride.


Le magiche note dell'arpa di Giuliana De Donno





LE CELEBRI NOTE MUSICALI DELL' "INTERVALLO RAI"

Il titolo della composizione non e' "INTERVALLO RAI" ma e' frutto di un grande compositore: Pietro Paradisi - "Le sonate di gravicembalo, Toccata in La maggiore". Pochi sanno che questa melodia e' eseguita con un' arpa di Viggiano. In un intervallo RAI verso la fine degli anni novanta si poteva seguire un felice connubbio lucano, infatti le immagini si riferivano alla Citta' di Matera ed ai suoi "Sassi". (Vedi il video in fondo a questa pagina). La melodia, parimenti rielaborata dall'orchestra sinfonica della Rai che ne estrapolo', essenzialmente, la primaria linea melodica delineata dall'arpa sopprimendo gli arrangiamenti disegnati dalla sezione delle corde, era estrapolata da una composizione - la toccata in La maggiore estratta dalla sonata numero VI per gravicembalo - del musicista napoletano Pietro Domenico Paradisi un compositore, senza meno, minore ma particolarmente in "auge" a cavallo del '700 nonche' particolarmente eclettico ed "europeista" visto che svolse la sua attvita' fra il Regno Unito, la Repubblica di Venezia, la Francia ed il regno di Napoli. L'aria estratta ed utilizzata alla bisogna e', essenzialmente, la prima parte della composizione paradisiana alla quale e' stata "legata", in successione, sia la passacaglia haendeliana che la sarabanda couperiana. Anche se era solo un intermezzo e' una malincolica e indimenticabile melodia che fa tornare alla mente tanti ricordi.


Strumenti musicali lucani antichi