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La Lucania

Il Diadumeno di Venosa

Ritrovato nel 1956. il Diadumeno di Venosa e' una copia del Diadumeno di Policleto il Vecchio (420 a.c.). Al Museo di Antichita' e' esposta la testa del Diadumeno del Museo Archeologico di Venosa (II secolo d.C.), che e' la prima opera restituita al nostro paese dal Paul Getty Museum, dopo la firma del Memorandum di Intesa nel 2001 tra Stati Uniti e Italia per impedire il traffico illecito di opere d'arte. Nel Castello aragonese Pirro del Balzo, a Venosa in provincia di Potenza, e' esposta la preziosa scultura in marmo del II sec.d.C., unica copia dell'eta' romana (ritrovata finora nell' Italia meridionale) dall'originale greco in bronzo, Diadumeno, realizzato dal famoso scultore Policleto nel V se. a.C., le cui opere furono considerate un paradigma classico dell'ideale romano di eroicita'. La testa appartiene ad una statua di atleta mentre si cinge la chioma con la benda del vincitore, scultura decorativa dei monumenti pubblici dell'epoca, l'anfiteatro probabilmente, dove si svolgevano le gare atletiche. La scultura e' ritornata dopo quarantacinque anni (era stata rubata nel 1956) e restituita dal Paul Getty Museum di Malibu in California, dopo una lunga rogatoria internazionale. L'atleta si aggiunge alle importanti collezioni archeologiche del Museo nazionale e alle testimonianze di un territorio felicemente segnato dalla storia: Venosa, antica colonia romana dove nacque il poeta latino Orazio, e dove ora sono visitabili il parco archeologico urbano ma anche il sito paleolitico di Notarchirico che racconta la presenza dell'uomo in Europa ben seicentomila anni fa, il complesso abaziale normanno, il complesso delle catacombe ebraiche e cristiane, considerate ancora oggi un luogo sacro.

Musei a Venosa Museo Archeologico

Inaugurato nel 1991 e ubicato nel Castello Aragonese, il museo archeologico contiene svariati reperti di diverse civilta' ed epoche storiche. Si apre con una sezione dedicata alla preistoria, ove sono custodite testimonianze che vanno dal Paleolitico inferiore all'eta' del Bronzo. Contiene altre cinque sezioni, che vanno dalla fase preromana al periodo normanno. Tra i reperti piu' distintivi sono da citare la Testa di Diadumeno (appartenente a una statua perduta, nonche' una copia di Diadumeno di Policleto); un frammento della Tabula Bantina, lastra in bronzo con testi legislativi scritti in osco e un askos (vaso schiacciato di origine greca) a decorazione policroma rinvenuto a Lavello. Se l'Unesco ha scelto Venosa come sede c'e' piu' di un motivo. A partire dalla location, il quattrocentesco Castello aragonese, molto ben conservato, che ospita anche il Museo Archeologico Nazionale e con esso reperti unici come la testa del Diadumeno, perfetta riproduzione del II secolo d.C. di un' opera di Policleto (databile alla seconda meta' del sec. V a.C), un pezzo prima trafugato, poi esposto al Getty Museum di Malibu e infine tornato in patria. Di grande interesse la testa di Diadumeno con la sua affascinante storia: l' opera in marmo, datata II secolo d.C., ricalca l'originale bronzeo dello scultore greco Policleto, risalente al V secolo a.C. e fu rinvenuta durante dei lavori edili a Venosa. Nel 1956 venne rubata e portata negli Stati Uniti: essa rappresenta il primo reperto restituito dal Paul Getty Museum di Malibu all'Italia (restituzione avvenuta nel 2001, a seguito degli accordi tra Italia e Stati Uniti finalizzati a impedire il traffico illecito di opere d'arte). Nonostante siano passati alcuni anni, da subito la provenienza di quel reperto era sembrata ambigua all'allora direttore del museo che aveva pero' autorizzato l'acquisto. Si era poi scoperto che la testa proveniva dal mercato nero ed era stata trafugata dal magazzino di uno dei siti archeologici dell'Italia meridionale. La testa di Diadumeno e' tornata sana e salva nel museo archeologico di Venosa, in provincia di Potenza. Una storia a lieto fine. Era un pezzo della collezione Fleischeman. Quell'anno il Paul Getty ha restituito all'Italia piu' di un reperto. Oltre al Diadumeno, infatti, sono stati restituiti anche un Kylix di Eufronio a figure rosse del quinto secolo avanti Cristo, raffigurante la guerra di Troia, rubato dagli scavi del cimitero etrusco di Cerveteri. E un torso del dio Mitra risalente al II secolo e che, prima di essere trafugato, era parte della collezione Giustiniani. Decisamente un annus terribilis per il museo californiano che ha restituito tutto quel materiale in un colpo solo, con il rischio di rimetterci la reputazione. Il Diadumeno e' una statua realizzata da Policleto tra il 430 e il 425 a.C. A differenza del Doriforo, nel Diadumeno il baricentro della figura non e' su una gamba, bensi' al centro fra le due. L'originale e' andato perduto ma rimangono, ad oggi, piu' di trenta copie di questa scultura; le piu celebri sono: il Diadumeno di Delo, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene ed il Diadumeno di Vaison, conservato al British Museum di Londra, e la Testa di Diadumeno al Museo Nazionale di Venosa, monumento di cui e' stato solo ritrovato il capo.

Diadumeno: La testa

Il Diadumeno (in greco Diadumenos, cioe' "che si cinge la fronte [con la benda della vittoria]") e' una statua realizzata da Policleto verso il 430 a.C. e oggi nota solo da copie romane marmoree, tra cui la migliore e' considerata il Diadumeno di Delo nel Museo archeologico nazionale di Atene (h. 186 cm).

Diadumeno : La Figura dell' Atleta

Probabilmente l'opera venne scolpita ad Atene, dove l'artista era venuta a conoscenza del collega Fidia, come si evince da una certa influenza nella forma e nell'atteggiamento della testa. Si conoscono piu' di trenta copie di questa scultura; le piu' celebri sono: il Diadumeno di Delo, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene ed il Diadumeno di Vaison-la-Romaine, conservato al British Museum di Londra. Un'altra copia detta Farnese, nello stesso museo, presenta leggere varianti (ad esempio nella testa) e si e' ipotizzato che possa derivare da una copia eseguita da Fidia. Un grosso frammento di epoca flavia, restaurato e reintegrato successivamente, si trova nel Metropolitan Museum di New York. Una testa di Diadumeno e' al Louvre (che possiede anche un torso) e una al Museo nazionale di Venosa.

Descrizione e stile

Un giovane atleta nudo solleva le braccia per allacciarsi in testa la benda della vittoria (la tenia). Esemplare e' l' applicazione del chiasmo, ovvero del ritmo incrociato capace di dare estrema naturalezza alla rappresentazione. La gamba destra infatti e tesa e corrisponde alla spalla sinistra in maggiore tensione; l' arto inferiore sinistro invece e' flesso e si collega alla spalla destra abbassata: ogni tensione trova quindi la sua adeguata contrapposizione, smorzandosi sul lato opposto in un rilassamento. L'arco del bacino inoltre si trova ad essere inclinato verso la gamba flessa, ed e' opposto allo spostamento delle spalle. Ne consegue un dinamismo trattenuto, che annulla ogni impressione di staticita', a differenza dei precedenti della statuaria arcaica e severa. A differenza del Doriforo, nel Diadumeno il baricentro della figura non e' su una gamba, bensi' al centro fra le due. L'insieme e' potente e muscoloso, ricco di sfumature, con una testa dalla struttura robusta e dotata di un' espressione medativamente sospesa. Appare esaltata la mimesis, cioe' il naturalismo basato sull' imitazione del vero, equilibrato pero' dalla componente ideale.

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Archeologia in Lucania

La Magna Grecia: Metaponto-Heracleia-Siris

Parco Archeologico di Grumentum