Crea sito

Welcome to: www.lucaniamia.altervista.org*** Nota: Le foto e i testi presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet, Wikipedia (Wikipedia e' liberamente editabile), Enciclopedie, liberamente tratte dagli organi di informazione,proprie o a me inviatemi e quindi valutate di pubblico dominio. Tutti gli eventuali diritti sulle immagini e testi appartengono ai legittimi proprietari. Se i soggetti o autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarmelo. Provvedero' prontamente alla rimozione delle immagini o testi utilizzati. Il presente sito non e' a scopo di lucro, ma desidera solo la diffusione della conoscenza. Queste pagine pero' mi sono costate molta fatica intellettuale e manuale. Mi riservo i diritti di autore. Per apportare eventuali correzioni ho inserito una "Guestbook" se vuoi lasciarmi un messaggio come visitatore del sito. Questo sito viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Ideazione, realizzazione e Design di Gino Di Grazia.
*This is a site no profit.* © Copyright 2011. All Rights Reserved.* Idea, Implementation & Design by : Gino Di Grazia* Powered by : digrafic.creativity* Contact, sendmail to: lucaniamia@gmail.com



< align="center" valign="top">

La Lucania

Le origini lucane di Antonio Vivaldi


Nonostante tutte le ricerche e tutti gli studi su Antonio Lucio Vivaldi non si è ancora riusciti a rintracciare notizie dettagliate sulle radici del musicista. E’ certo, ad ogni modo, che il padre non è di origine genovese ma bresciana e la madre è di origine lucana (di Pomarico, in provincia di Matera). Le antiche biografie vivaldiane hanno tentato di spiegare lo straordinario estro e l’incredibile fantasia di Vivaldi.


Nel 1963 lo studioso anglotedesco Emil Paul, dopo la conclusione delle sue ricerche, comunicò i risultati delle sue scoperte, unitamente alle notizie sulla famiglia Vivaldi (Primo Seminario Internazionale su Vivaldi, che si tenne a Bruxelles il 16 dicembre 1963). L’atto di nascita di Antonio Vivaldi, ritrovato da questo ricercatore negli archivi veneziani, conferma le congetture dei precedenti studiosi che ne avevano fissato i natali fra il 1675 e il 1678. Il libro dei Battesimi dell’anno 1678 della parrocchia di San Giovanni di Bràgora, scoperto per merito di Paul, serve a troncare ogni dubbio sull’anno in cui nacque il musicista. “Prete rosso” fu chiamato per il colore della zazzera inanellata sulle spalle, così “rossi” furono detti i suoi turbolenti fratelli barbieri.


Carlo Goldoni nel 1761, scriveva: “…Era il Compositor della Musica di quell’anno per l’Opera dell’Ascensione… detto il Prete rosso per il colore de’ suoi capegli e malamente da alcuni chiamato il Rossi, credendolo il nome della sua Famiglia. Questo famosissimo Suonator di violino, quest’uomo celebre per le sue Suonate, specialmente per quelle intitolate Le Quattro Stagioni, componeva altresì delle Opere in musica; e quantunque dicessero i buoni conoscitori ch’egli mancava nel contrappunto, e che non metteva i bassi a dovere, faceva cantar bene le parti, e il più delle volte le Opere sue hanno avuto fortuna.”


Avviato alla carriera ecclesiastica, fu ordinato prete nel 1703, ma poco di un anno dopo doveva rinunciare a dir Messa “…avendo dovuto tre volte partire dall’altare senza terminarla a causa del suo stesso male”, probabilmente di natura asmatica e nervosa, che egli definisce “strettezza di petto”. Per fortuna la sua vigorosa gracilità di petto gli permise di conciliare assai presto la religione con l’arte e, quando fosse, con la mondanità, inducendolo ancora giovane a frequentare i salotti del patriziato e, da quel 1703 dell’investitura sacerdotale ad accettare l’incarico di maestro di violino alle fanciulle del Seminario musicale funzionante nell’Ospitale della Pietà, il migliore dei quattro Conservatori attivi sulla laguna. Dal 1713 i governatori del pio istituto gli concessero numerosi congedi per “…potersi portare fuori di Venezia per mesi uno al impiego delle sue vertuose applicazioni”.


Vivaldi non era solo un compositore ma anche violinista di non comune bravura. Ottenne successi a Mantova, al servizio del principe Filippo, e a Roma, dove lo stesso pontefice Benedetto XIII gli aveva lesinato elogi. Lo stile di Vivaldi divenuto di moda si diffuse da Venezia a Verona, Firenze, Reggio Emilia, Ancona e perfino a Praga, costringendo l’autore e concertatore a continui viaggi in Italia e all’estero, sempre in compagnia della sua scolara prediletta: la cantante Anna Giraud, figlia di un parrucchiere francese, interprete della maggior parte delle sue opere. Vivaldi secondo le ricerche di Rodolfo Gallo, sulla rivista Ateneo Venero CXXIV, dicembre 1938, Antonio Vivaldi, il Prete Rosso: la famiglia, la morte, morì a Vienna tra la notte di giovedì 27 e il mattino di venerdì 28 luglio 1741. “…di febbre nella casa della famiglia Satler, posta in parrocchia di Santo Stefano presso la porta Corinzia”. Nel libro dei morti della stessa cattedrale, fu il primo nome registrato in quel giorno. Fu sepolto il 28 luglio 1741 nel cimitero di un ospedale riservato ai poveri e oggi non più esistente.


Spariva con lui un uomo eccezionale, che riuniva in sé le qualità di creatore sicuramente eccelso nella musica strumentale ma non solo in quella di esecutore virtuoso, insegnante, direttore, impresario e perfino di sacerdote “…sui generis”. Lasciò un numero imponente di composizioni custodite nella Biblioteca di Dresda, altre identificate a Bologna, Parigi, Washington e il grosso plico del Fondo Foà-Giordano conservato alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Osservando l’andamento della fama vivaldiana a partire dalla sua nascita fino ai giorni nostri ci si accorge che essa disegna una linea assai sinuosa e incoerente: dall’ascesa della giovinezza, al declino della vecchiaia, fino al silenzio post mortem e infine in vertiginosa impennata a partire dal Novecento. Pochi altri compositori hanno avuto una fortuna così altalenante, e se molti hanno condiviso l’esperienza del veder il proprio successo nell’ultima parte della vita, forse nessuno ha subito la sventura d’esser dimenticato così a lungo dopo la morte. Vivaldi, infatti, è stato conosciutissimo al suo tempo e “ricostruito” nel XX secolo. Presenta ancora diversi aspetti sconosciuti e molti sono gli interrogativi su di lui e sulla sua opera.


La famiglia di Vivaldi e le origini lucane di Camilla Calicchio


La vita del compositore è scarsamente documentata poiché nessun biografo si è occupato di ricostruire approfonditamente le sue radici. Numerose lacune ed inesattezze falsano la sua biografia; alcuni periodi della sua vita rimangono completamente oscuri, come la sua infanzia. Si è fatto riferimento, quasi sempre alle rare testimonianze dirette dell’epoca e ad alcuni manoscritti e documenti di altra natura ritrovati in diversi archivi in Italia e all’estero. Per molti anni si è ricercato affannosamente il nome della madre del violinista. Solo ultimamente recenti studi hanno evidenziato che Antonio Vivaldi è il primogenito di Giovanni Battista (Brescia 1655 – Venezia 1736) e Camilla Calicchio (Venezia 1655 – 1728); di famiglia bresciana lui, di origine lucana lei. Nei registri di Stato libero conservati nella Parrocchia di San Giovanni in Bràgora, a Venezia, si legge la fede di Stato libero rilasciata ai promessi sposi. Ecco il testo :


“Adì 6 detto (giugno 1676 S’ha da contrar matrimonio tra la signora Camilla figlia del signor Calicchio sartor stà nella nostra contrà in Campo Grando nelle case de Ca’ Salomon et il signor Gio. Battista opl. Agostin Vivaldi stà nelli forni in contrà S. Martin.”


Si erano sposati il 11 giugno 1676. Ecco l’atto di matrimonio:


“Adì 11 giugno 1676 fu contratto matrimonio per verba de presenti et fatto il sponsalitio con la solenne benedizione in Chiesa di S.Giovanni della Zuecca fra li contrascritti signori Camilla e Giovanni Battista, alla presenza di me Giocoso Fornasieri Piovano, presenti li signori Ottavio del signor Iseppo Enzo rese all’insegna dell’Europa, sta a S.Polo, et misser Andrea quondam Zanne Vedova detto Tremamondo gondolier sta in San Martin”


Giovanni Battista e Camilla erano coetanei. I Calicchio, che abitavano in Campo della Bràgora in Ca’ Salomon, nel 1650 erano giunti da Pomarico, paese del materano (Vio Gastone, sulla rivista Informazioni e Studi Vivaldiani, Antonio Vivaldi prete, 1980; Egidio Pozzi, Antonio Vivaldi, Lepos, Palermo 2007;Gianfranco Formichetti, Venezia e il prete col violino. Vita di Antonio Vivaldi, Milano, marzo 2006). Il padre della sposa, Camillo (Pomarico 1628 – Venezia 1676), era un sarto della parrocchia di San Giovanni in Bràgora. Il 12 ottobre 1650 si era sposato con Giovannina Temporini. Per lungo tempo è stato erroneamente afferito che Camillo fosse un sarto veneziano(Walter Kolneder, Vivaldi, Rusconi, Milano 1978) I Vivaldi che erano bresciani trasferitisi in Laguna nel 1668, avevano abitato prima ai SS. Apostoli e poi a Castello, nella Parrocchia di San Martino. Gli sposi erano entrambi orfani di padre e, poco prima di unirsi in matrimonio, a Camilla era morta anche la madre. Per questo erano andati a vivere in Campo della Bràgora. A Giovanni Battista la sistemazione risultava comoda per la bottega, che si trovava ad un passo, né era lontana dalla casa di sua madre in Castello. Per dare alla stirpe dei Vivaldi un passato tanto remoto quanto leggendario, occorre spingersi fino a Genova, dove lo stesso nome venne portato da soldati, navigatori, magistrati e persino da un doge. Più certa sembra l’esistenza a Brescia – città veneziana della terraferma – di un fornaio, la cui vedova si stabilisce con i tre figli a Venezia nel 1666. La vetusta presenza dei Calicchio, nell’antica “Terra di Pomarico”, è invece documentata nel 1400 dal Notaro Francesco Calicchio e nel 1680 dal canonico-latinista, autore del Centone, Pietrangelo Spera (Elenco dei cognomi o famiglie di Pomarico antiche et moderne…). Nella toponomastica del territorio ancor oggi una contrada del verdeggiante dell’agro pomaricano è chiamata “Acqua Calicchio”. Molti sono i riferimenti infine, nei Protocolli dei Notai custoditi nell’Antico Archivio della Parrocchia San Michele Arcangelo di Pomarico.


La nascita di Antonio Vivaldi e l’atto di Battesimo


Giovanni Battista e Camilla avevano scelto come residenza coniugale la Parrocchia di San Giovanni in Bràgora. “Correva l’anno 1678, il 4 marzo, era di domenica, Venezia fu percorsa da un fremito che fece dare i brividi sconnessi alla terraferma, illividire le lagune, offuscare il cielo d’un grigio cupo come il ventre della seppia. “Il terremoto, il terremoto, for de casa!In ciassa, in campo…fora!”.


I messaggeri della Serenissima correvano ovunque, si affannavano, presi chi dal panico, chi dal terrore, e far sloggiare gli ignari e gli increduli dalle loro case pericolanti. Era successo all’ora della Messa grande: danni gravissimi.” In quello stesso giorno veniva alla luce il figlio d’un barbiere di professione, che ricopre un incarico di musicista in San Marco, Giovan Battista Vivaldi. Il bimbo si chiamava, Antonio Lucio; primogenito, fu la gioia del padre e della madre Camilla Calicchio, figlia di un sarto di Pomarico, che esercitava da qualche anno a Venezia (Gianfranco Formichetti, Venezia e il prete col violino. Vita di Antonio Vivaldi, Milano, marzo 2006). Appariva piuttosto mingherlino, macilento, malaticcio senza tuttavia accusare mali gravi e preoccupanti, Antonio era nato probabilmente prematuro, tanto che la levatrice presente al posto lo battezzò seduta stante, prassi consueta quando un neonato era in pericolo di morte. Il Battesimo ufficiale si svolse due mesi dopo nella chiesa di S. Giovanni in Bragora; l’atto di Battesimo riporta le particolari condizioni del neonato:


“Adì 6 maggio 1678. Antonio Lucio figliolo del Sig.re Gio: Battista q. Augustin Vivaldi Sonador et della Sig. ra Camilla Giliola del q. Camilla Calicchio sua consorte, nato il 4 marzo ultimo caduto, qual ebbe l’acqua in casa per pericolo di morte dalla comare allevatrice madama Margarita Veronese, hoggi fu portato alla Chiesa, ricevè gli essorcismi et ogli santi da me Giacomo Fornacieri Piovani, a quali lo tene il signor Antonio qd. Gerolamo Vecchio specier all’Insegna del Dose in contrà”. Si trattava di un Battesimo canonico dopo quello d’emergenza, segno evidente che il bambino aveva superato il momento di pericolo ed era tornato alla vita normale.


Il padre, la madre e gli otto fratelli di Antonio Vivaldi


Nel giro di poco tempo, la famiglia Vivaldi si ingrandì. Nacque, il 18 luglio 1680, la sorella Margarita Gabriela, alla quale seguirono, l’11 gennaio 1683, Cecilia Maria e il 7 marzo1685, Bonaventura Tommaso. Il 1 novembre 1687 nacque la quarta figlia (e terza femmina) di casa Vivaldi, Zanetta Anna. Nel 1690 la famiglia si era ulteriormente allargata con la nascita il 9 gennaio, del secondo maschio, Francesco Gaetano. Il 4 aprile 1692 nacque il terzo fratello, Iseppo Santo. In alcuni documenti il padre, Giovanni Battista, è associato all’attività di barbiere, lavoro che per altro fu sicuramente esercitato da uno dei figli Francesco Gaetano. Nell’atto di Battesimo del primogenito Antonio la professione del padre è riportata come quella di sonador. Da questo momento, tutte le notizie a noi ancora disponibili sulla vita di Giovanni Battista lo ricordano alla professione di violinista e certamente come tale fu assunto presso la Cappella di S. Marco “per sonar il violino”. Nel 1689 era diventato direttore della musica strumentale dei Mendicanti, uno dei quattro ospizi veneziani incaricati di impartire l’istruzione agli orfani. Questa carica ne fa un personaggio di spicco, fondatore, insieme a Giovanni Legrenzi, del Sovvegno dei musicisti di Santa Cecilia. La formazione musicale del padre seppe offrire al suo primogenito molti insegnamenti. E’ certo che, intorno ai dieci anni, Antonio si esibì con il violino tra gli orchestrali della basilica di San Marco. Il giovanissimo Vivaldi poteva verosimilmente disporre di strumenti più che adeguati al suo nascente talento: quanto di meglio si potesse trovare sul mercato.


Ma qual era la vita in casa Vivaldi? I suoni del violino paterno, le orazioni di Antonio (iscritto alla scuola sestierale di San Giminiano per prepararlo al sacerdozio), i pianti dei figli ultimi nati, e poi gli affanni e le preoccupazioni di una madre, ecco che cos’era, cosa voleva dire: vita in casa Vivaldi. E chi era a frequentarla in quegli anni quella casa? Probabilmente i colleghi d’orchestra del padre: musici, cantori, gente di teatro… Mentre il giovane Vivaldi si avviava alla conclusione del proprio cammino di fede verso il sacerdozio, alla fine del gennaio 1696, la famiglia visse un momento estremamente triste; in tre giorni morirono di vaiolo il fratello Iseppo Santo, di quattro anni, la sorella Gierolina Michiella, settima figlia di casa Vivaldi, nata il 12 settembre dell’anno prima. L’11 aprile 1697 nacque l’ultimo figlio. A ricordo del fratello prematuramente scomparso, gli verrà dato il nome di Iseppo Gaetano. Dalla documentazione d’archivio sappiamo che l’ordinazione sacerdotale di Antonio avviene il 23 marzo 1703, nella chiesa cattedrale di San Pietro in Castello. Mamma Camilla e papà Giovanni Battista si illudevano che anche Iseppo, sull’esempio di Antonio potesse avviarsi alla carriera religiosa. Il ragazzo esprimeva la volontà di entrare nell’ordine francescano, ma tale buona intenzione era destinata a naufragare nella cruda realtà della cronaca nera, che lo avrebbe visto protagonista di risse e accoltellamenti, fino ad essere bandito dalla città. La famiglia Vivaldi dopo essersi trasferita in una casa ai SS. Filippo e Giacomo, alla fine del settembre 1722, cambiava abitazione: si trasferì alla Condonata del Dose, parrocchia di Santa Marina, per restarvi fino al 1730. In tutto coabitavano nove persone: Camilla e Giovanni Battista, Cecilia, il marito e i due figli di Petro e Daniele, e ancora Margarita, Zanetta e Antonio; decisamente troppi. Vicino alla chiesa di Santa Maria Fomosa, accanto al ponte di Paradiso, Cipriano Trevisan stipulò con i Vivaldi un contratto di affitto per un appartamento senz’altro più confortevole.


Il 6 maggio 1728 moriva mamma Camilla. Alla povera donna non era bastato il conforto del suo Antonio; due anni di malattia e le vicissitudini dei figli Franceso e Iseppo fecero cedere la sua forte fibra. Il funerale si svolse nella chiesa di Santa Marina, e nel registro parrocchiale venne annotato: “La Signora Camilla, consorte del Signor Giovanni Battista Vivaldi, d’anni settantatre circa”. I Vivaldi, giunti da Brescia, erano conosciuti in città come "Rossi", per via del colore dei capelli assai poco comune a Venezia. Giovanni Battista Vivaldi, barbiere "soto paron" nella bottega di Antonio Gandolfi, nella parrocchia di s.Martino, amava sistemare anche i capelli alle ragazze del quartiere. Fu proprio andando a casa del "sartor" Camillo Calicchio e di Zanetta Temporini in Campo della Bràgora in Ca' Salomon, che incontrò la loro figlia,cui avevano dato lo stesso nome del padre Camilla. Calicchio ai primi del 1650 era arrivato a Venezia dal meridione e più precisamente da Pomarico in Basilicata, dove nacque nel 1628. Suo padre si chiamava Giuseppe. Prima di arrivare in laguna, Camillo, era stato a Fasano per sei mesi "per far scuola". Sperava di far fortuna come sarto a Venezia; invece,non ancora cinquantenne, si ammalò e morì "de spasmo", che sommariamente indicava : spavento e convulsioni. Camillo e Zanetta avevano anche un figlio primogenito, Salvatore, nato il 24 settembre 1651 e battezzato il 2 ottobre di quell'anno nella parrocchia di santa Maria Nova. Camilla (1655-1728) non era bella, ma nemmeno brutta, a parte il naso un po' importante; era vivace con due occhi neri intelligenti,con le caratteristiche di una "tosa" più meridionale che veneziana. Giovanni Battista era stato colpito dal fatto che, mentre la pettinava,Camilla, amava canticchiare le ironiche canzoni da "batelo" che aveva imparato ascoltandole sulla Riva, quando al tramonto le barche di fidanzati partivano per una gita in laguna. Con una vocina aggraziata intonava "Sento che el cuor me manca" oppure "Sento svegiarme in peto"... Era stato colpito dalla grande sensibilità della ragazza. Giovanni Battista suonava bene il violino: l'aveva imparato a suonare dal maestro di cappella di s.Marco Giovanni Domenico Paternio che era membro del capitolo della parrocchia di s.Martino. In casa Calicchio tra una suonata e l'altra pare fosse riuscito a incantare Camilla tanto che ne nacque un grande amore; un vero e proprio colpo di fulmine. Giovanni Battista e Camilla erano coetanei cosicché appena compiuti i 21 anni, decisero di sposarsi, anche perché improvvisamente a Camilla era morta la madre. La mattina dell'11 giugno si unirono in matrimonio nella chiesa di s.Giovanni in Bragora. Correva l'anno 1676 e i due sposi si sistemarono nella casa ormai vuota di Campo de La Bràgora, a due passi dalla bottega da "barbier" e a cinque minuti dai forni militari dell'Arsenale, dove veniva preparato il pane biscottato per i navigli della Repubblica e, dove il fratello Agostino aveva trovato lavoro assieme ad Antonio Casara, che la vedova Margherita Vivaldi aveva allattato.


Dopo ulteriori ricerche d'archivio effettuate, riteniamo utile puntualizzare alcuni dati relativi alla famiglia materna di Antonio Lucio Vivaldi. Di Camilla Calicchio(1655-1728), madre di Antonio, sappiamo che era figlia di Camillo e Joannetta Temporini, di Andrea. Camillo Calicchio, originario di Pomarico(mt), era nato nel 1628. Suo padre si chiamava Giuseppe; era arrivato a Venezia nel 1650 e il 12 ottobre di quell'anno,nella parrocchia di Sant'Agnese, si era sposato con Zanetta Temporini (Archivio della Parrocchia santa Maria del Rosario,Registri canonici della soppressa parrocchia di sant'Agnese,Matrimoni, Registro VI, c.216), dalla quale, il 24 settembre 1651, nacque il primogenito Salvatore, battezzato il 2 ottobre successivo nella parrocchia di santa Maria Nova (Archivio Parrocchiale di s.Canciano, Registri canonici della soppressa parrocchia s.Maria Nova, Battesimi,Registro 1577-1770, p.704). Appare importante evidenziare che nel libro dei "Matrimoni forensium",custodito presso l'Archivio della Curia Patriarcale veneziana (Registro 1649-1651, cc.556-559) é annotato che, il 4 ottobre 1650, il Calicchio si presentò alla Curia con due testi per la prova del suo "stato libero" : un compaesano ed un sacerdote di Fasano, don Francesco Gilialus. Si apprende infine, che il Calicchio, prima di trasferirsi a Venezia, a quanto risulta dalle deposizioni prestate nell'occasione, era stato a Fasano per sei mesi "per fare scuola",ed a Fasano c'era un certo don Francesco Rossi,non si capisce bene se fosse zio del teste o del nubendo. Nel registro sono uniti due importantissimi documenti dell'epoca: l'attestazione dello stato libero dello sposo rilasciata "dal Sindaco ed eletti dell"Università della terra di Pomarico",datata 2 maggio 1650,e l'attestazione delle avvenute pubblicazioni canoniche per il matrimonio da contrarre, nella chiesa matrice di Pomarico "senza opposizioni". (Prof. A.Bonavista)


Pomarico Chiesa di San Michele Arcangelo