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La Lucania

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Albano di Lucania (PZ)

Albano di Lucania è un comune italiano di 1.457 abitanti (novembre 2014) della provincia di Potenza in Basilicata. Sorge a 899 m s.l.m. (sul monte San Leonardo) nella parte centro-occidentale della provincia e confina con la parte nord-orientale della provincia di Matera. Confina con i comuni di: Campomaggiore (6 km), Trivigno (13 km), San Chirico Nuovo (15 km), Castelmezzano e Pietrapertosa (17 km), Tolve e Tricarico (MT) (18 km), Brindisi Montagna (20 km), Vaglio Basilicata (22 km) e Calciano (MT) (27 km). Dista 34 km da Potenza e 78 km dall'altra provincia lucana Matera. Superficie: 55,87 km², Densità: 26,08 ab./km²: Cod. postale: 85010, Prefisso: 0971, Cl. sismica: zona 2 (sismicità media), Nome abitanti: albanesi: Patrono: san Vito di Lucania, Giorno festivo: 15 giugno.

Le origini di Albano sono purtroppo nascoste dietro il suo passato e del quale non si hanno delle fonti scritte che siano in grado di illuminare quanto di oscuro c'è in merito. Molti hanno cercato di far luce sull'origine del paese, tra i quali, il prof. Mario Scelzi, che ha dedicato molto tempo della sua vita nel cercare di far comprendere ai figli di Albano quello che è celato dietro il suo passato. I suoi pazienti e notevoli studi hanno donato al nostro popolo due libri che ognuno di noi custodisce gelosamente e con orgoglio poiché racchiudono la storia della splendida comunità. Entrando nel vivo dell'argomento non si e' in grado di spiegare quando e chi abbia fondato il paese. Molti sostengono, forse eccitati da leggende, che il nome "Albano" derivi da un condottiero di origine albanese, greca o romana oppure da una contessa di nome Alba. Studi accurati lasciano supporre che invece derivi dall'antica famiglia romana "Albius" (Albius-Albianum-Albanum-Albano) che in un lontano passato potrebbe aver posseduto l'antico paese. Altra ipotesi certamente non trascurabile è quella che derivi dalla radice indoeuropea "Alb-" che significa monte, dalla quale prendono il nome le Alpi e i Colli Albani. Quello che è certo, è che la presenza dell'uomo nel territorio risale ad un'epoca remota. A testimonianza di tale tesi, sono i segni dell'intervento umano sulla roccia. Infatti, nel punto del territorio di Albano che si trova tra la "Rocca della Molaria" e il fiume Basento, vi è situata la "Rocca del Cappello". Quest'ultima è composta da un'enorme monolito alto circa dieci metri sulla cui cima vi è poggiato un grosso masso dalla forma di cappello dal quale la "Rocca" prende il nome. Nella parete Sud Est del predetto monolito vi è scolpito un volto umano, mentre in quella S.E. del cappello vi è scolpito un cerchio. Altri due cerchi scolpiti nella roccia sono stati scoperti in passato e in modo casuale dal prof. Francesco Ranaldi. Questi, durante alcune ricerche, trovò dei manufatti in selce lungo le rive del fiume Basento e per assicurarsi se fossero del posto o trasportati da altri luoghi dal corso d'acqua, spostò le sue ricerche verso il crinale roccioso e quindi sul monolito in questione. Qui notò dunque due cerchi concentrici. Questi fanno pensare all'intenzione di celebrare un simbolismo legato ad un astro, sole o luna, ricorrente nella gestazione mistico-religiosa della preistoria, ma soprattutto protostoria. E' doveroso far notare che questi simboli, e la stessa "Rocca del Cappello", si trovano in una zona arida inadatta all'abitazione, e pertanto è facile supporre che questi luoghi venivano usati esclusivamente per lo svolgimento di riti. Altro elemento che potrebbe dimostrare un'antica occupazione del territorio è la "Segg du Diav'l", la "Sedia del Diavolo". Si trova a metà strada tra la curva stradale aggirante il Monticello e il fiume Basento ed è costituita da una panchina scavata in un grande monolito che visto frontalmente pare il busto di un essere demoniaco completo di capo e copricapo. La panchina è stata ricavata sulla parete Sud Ovest del monolito all'altezza del cuore, a circa due metri dal sottosuolo. Si può accedere a quest'ultima solo per mezzo di una lastra di pietra poggiata alla parete di base. Varie ipotesi sono state scartate intorno alla creazione della "Seggia". Questa panca non può essere stata costruita come punto di vedetta per controllare il passaggio di nemici nel nostro territorio poiché esistono nei dintorni punti più comodi e con visibilità più ampia. Certo è che nessun pastore avrebbe costruito una panca per riposarsi a due metri dal suolo poiché vi sono nei dintorni panche naturali più facilmente accessibili. Inoltre neanche i fenomeni atmosferici possono aver contribuito alla sua creazione poiché tendono ad arrotondare la roccia mentre la panchina è ben squadrata. Non possiamo che supporre che la "seggia del diavolo" sia stata ricavata nella roccia per gli stessi obiettivi della "Rocca del Cappello". A sostegno di tale tesi vi è inoltre un altro cerchio scolpito sulla parete S. O. del copricapo del demone. Altro importante elemento che può aiutarci a capire l'antica occupazione del territorio è dato dalla presenza massiccia in esso dei "Palmenti". Sono vasche ricavate in grossi blocchi di pietra fuoriuscenti dal terreno. Vecchie testimonianze hanno riferito che siano state usate per pigiarvi l'uva e le olive. Non si esclude che alcune di esse abbiano avuto in un recente passato questa funzione, ma la loro creazione deve certamente risalire ad un'epoca ben più lontana e per altri scopi. Infatti, la maggior parte di essi, si trovano nel bosco e in zone sicuramente poco adatte alla coltivazione di uva e olive. Inoltre, la continua attività erosiva degli agenti atmosferici ha consumato in gran parte le loro pareti e per raggiungere tale risultato occorrono millenni e qualche millennio fa, ancora non era conosciuta la coltura sia dell'uva che dell'oliva. Infine, anche su molti palmenti presenti sul territorio di Albano sono scolpiti dei cerchi concentrici che li accomunano in modo tangibile a quelli scolpiti sulla "Rocca del Cappello" e sulla "Seggia del Diavolo". Si suppone pertanto che questi siano tutti luoghi in cui si consumavano riti sacri. Che il popolo lucano praticasse riti sacri, è confermato anche da famosi storici quali Strabone e Dionigi. Questi riti si praticavano soprattutto in primavera (Ver Sacrum, Primavera Sacra), periodo in cui occorreva la benevolenza degli Dei per avere i migliori raccolti dall'agricoltura. Altro elemento interessante è costituito dal ritrovamento, in località Seroto, presso gli scavi archeologici di alcune punte di lancia levigate in selce. Altro elemento, quest'ultimo, che confermerebbe la presenza dell'uomo sul nostro territorio in un'età antica. Infatti, queste punte di lancia risalgono all'età neolitica, stesso periodo in cui l'uomo cominciò ad assimilare l'arte della tessitura, ad allevare animali, a cominciare a costruire abitazioni in muratura e a vivere in villaggi comunitari. Tra i vari ritrovamenti nel territorio di Albano, vi è anche una stele funebre, ritrovata in contrada Macchia. Su di essa vi è scritto "CALPURNI (IUS) VIX (IT) ", "Calpurnio Visse". Quest'ultimo è probabile che sia un discendente della gens plebea romana Calpurnia che visse intorno al 190 a. C. Comunque, le prime notizie scritte riguardo al territorio fanno riferimento alla contrada Rifoggio, a circa 6-7 chilometri a nord-est dal centro abitato. Qui sorgeva un monastero della Thèotokos del Rifugio, fondato dai monaci Basiliani che, perseguitati dagli imperatori d'Oriente, sbarcavano fin dal sec. VIII sulle coste, per rifarsi una vita di lavoro, studio e preghiere. Testimoniano l'esistenza di questo monastero, due manoscritti custoditi nella Biblioteca Vaticana a Roma. Questi sono i primi documenti ufficiali che riguardano la comunità. Inoltre ci forniscono informazioni pertinenti all'organizzazione politica, civile e religiosa dei Basiliani presenti in Lucania e al mal governo dei Saraceni che ovunque seminavano morte e terrore. I Basiliani ben presto fecero del monastero una potenza religiosa ed economica fino a costituire una comunità. Nel libro del Reverendo Clero di Albano si legge che, nel 1757, in contrada Rifugio, sorgevano tre edifici sacri, S. Maria del Rifugio (Thèotokos), cappella vecchia di S. Nicola e la Grotta dell'Annunziata. Di questi edifici restano solo i ruderi della Grotta dell'Annunziata. Del monastero della Thèotokos non vi è più traccia, distrutto dall'invasione dei Saraceni. In suo onore nel centro abitato di Albano fu costruita una cappella adibita da anni ad abitazione civile, dove sull'architrave del suo portale si legge ancora "ERIT GLORIA DOMUS ISTIUS MAIOR QUAM A PRICIPIIS", "la gloria di questa casa sarà più grande di quella che aveva prima". E' ormai noto che Albano, negli anni è stato acquistato e rivenduto varie volte, passando dalla proprietà di Filippa Contessa d'Alba a quella di G. Pipino nel 1301. Nel XV e XVI secolo, fu feudo di Casa San Severino. Nel 1606 fu acquistato dal Dott. Ovidio D' Esars Alvario, dal patrimonio del Principe Bisignano, per poi essere rivenduto nel 1610. Nel 1925 fu di proprietà della Famiglia Parisi. Intorno al 1687-88, divenne Ducato sotto il patrocinio del Duca Domenico Ruggiero. A lui seguirono il figlio Geronimo, morto a trentatré anni e seguito a sua volta dal fratello Antonio Gaetano Ruggiero. A questi successe il suo secondo genito, Vincenzo, dopo la rinuncia del primo figlio Domenico, Marchese dei Monti. L'ultimo Duca dovrebbe essere stato Antonio Ruggiero, nipote di Antonio Gaetano, diverso dai suoi predecessori, che gravò il popolo di tasse e leggi ingiuste suscitando il malcontento sino alla storica insurrezione da parte del popolo, intorno al 1800. Lo stemma d'Albano rappresenta in maniera stilizzata un albero, quasi certamente una quercia. La quercia vuole rappresentare il grande bosco che si estendeva nei dintorni di Albano nel passato e che vi si estende tuttora, seppur sfoltito dai vari campi adibiti ad un fine agricolo. L'utilizzo di questo stemma dovrebbe risalire alla fine del XVI secolo, come testimonia uno stemma situato nel paese del 1581.

Edifici storici e luoghi d'interesse, le chiese: Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore (ex chiesa Madonna della neve). Come molti altri edifici di culto della Basilicata la chiesa attuale sembra sorgere su un precedente edificio di culto, quasi sicuramente una chiesa paleocristiana. Successivamente, tra il 1200 e 1300, venne costruita la chiesa attuale, in stile romanico. Inizialmente era dedicata alla Madonna della Neve e dal 1924 in poi fu dedicata a Maria Santissima Assunta. La facciata principale della chiesa è chiusa dal 1924, realizzata in stile neoclassico ed in netto contrasto con il predominante stile romanico, con una facciata a capanna in pietra viva con alcuni spioventi. Sulla facciata principale si apre un portale con un arco acuto, sovrastato da un rosone centrale e due laterali più piccoli, che illuminano l'interno della chiesa. Sulla facciata laterale destra si trova il portale minore, che funge anche da ingresso principale della chiesa da quando venne chiuso nel 1924 il portale maggiore. La chiesa ha anche un grande campanile in pietra del XVIII secolo con una cuspide del 1967, realizzata successivamente ad un fulmine che abbatté la cuspide più antica nel 1963. Il campanile ha sei campane. Internamente l'edificio è costituito da tre navate con dodici altari minori e uno maggiore in marmo. E UNA STATUA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE, ATTRIBUITA A GIACOMO COLOMBO SEC.XVII SCOPERTA DALLO STUDIOSO MICHELE PICCINNI. Cappella dell'Annunziata: La piccola chiesetta dell'annunziata è una piccola cappella situata nei pressi della villa comunale. La Cappella ha vari oggetti liturgici di notevole importanza: Un altare ligneo del XVII o XVIII secolo, una tela del XVII e una scultura lignea del XVI. Santuario della Madonna delle Grazie: Il santuario si trova a circa quattro chilometri dal paese. L'edificio è in pietra viva e per alcuni periodi dell'anno accoglie la statua della Madonna delle Grazie, assieme ad un ritratto che la rappresenta. Santuario della Madonna di Gis: La nascita di questo santuario è incerta ma, secondo la tradizione orale, dovrebbe essere avvenuta fra il 1700 e il 1800. Al santuario è legata una leggenda secondo la quale un vecchio vaccaro osservò la Madonna in quel luogo.

Grotte e sculture: Rocca del cappello La rocca del cappello è il netto esempio delle sculture naturali che prosperano nei dintorni del paese. Situata fra le Dolomiti lucane ed il Basento, la Rocca del cappello è un colossale monolito alto dieci metri sovrastato da un enorme masso a forma di cappello. Seggia del diavolo: Altra scultura monolitica è la Seggia del diavolo. Essa presenta delle fattezze demoniache. Se osservata attentamente la scultura può sembrare un demone dotato di copricapo. Come la Rocca del cappello essa è stata costruita sicuramente per degli scopi rituali-religiosi. Grotta dell'Annunziata: Struttura religiosa risalente al VII e VIII secolo. Resti archeologici e altri edifici storici: Scavi archeologici di Seroto: nei dintorni dintorni di Albano, nel 1983, è stata rinvenuta una necropoli risalente al IV secolo a.C. La necropoli comprendeva cinque tombe, sotterrate da 1,50 a 3,50 metri sotto terra. Solamente tre avevano i resti di un cadavere. Tutti (tranne uno) i cadaveri rinvenuti avevano una caratteristica particolare: la testa era indirizzata ad est e il corredo funebre era situato ai piedi o lungo il fianco destro del defunto. Inoltre erano tutti supini. Antichi mulini: Nei dintorni di Albano si trovano i resti di due grandi mulini. Uno è ad acqua e uno è forse a vento. I mulini erano caratterizzati da un sistema di canali artificiali che convergevano presso un pozzo, sotto il quale si trovava una ruota che metteva in funzione delle pesanti macine di pietra. Palmenti: I palmenti sono delle strutture a forma di vasca. Essi sono formati da grandi blocchi di pietra. Ad Albano se ne contano almeno un centinaio e la loro funzione ancestrale era quella di altari pagani. I riti pagani che si svolgevano su questi palmenti erano sicuramente volti a placare l'ira degli dei o ingraziarseli. Durante le feste sacre venivano immolati i primogeniti di ogni famiglia oppure una fanciulla scelta a caso dopo delle danze sacre.





Cittadinanza onoraria a Luigi Di Gianni - Albano di Lucania (PZ)



Le Notti della Magia ad Albano di Lucania. Interviste di Margherita Sarli



Il 30 e 31 Agosto ad Albano di Lucania "Le notti della Magia"