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La Lucania

Piero Tozzi

Piero Tozzi è stato un pittore lucano che ha vissuto per molti anni a New York.

 


Piero Tozzi naque a Ruvo del Monte (PZ) nel 1883, risiedette a Firenze fino al 1932 e dopo quell'anno si stabilì definitivamente negli Stati Uniti a New York. Non si hanno notizie della sua infanzia. Lo troviamo già a Napoli nel 1899 iscritto all’ Accademia di Belle Arti per apprendere le tecniche di pittura. Tra i suoi maestri vi è Domenico Morelli (1826-1901), uno dei più importanti artisti napoletani dell’Ottocento, Michele Ammarano (1835-1920), il cui stile era molto vicino al ‘realismo sociale’ praticato da un settore della pittura italiana dell’epoca. Entrambi i maestri incidono profondamente, più degli altri, sulla formazione del giovane Tozzi, il quale dal primo prende la pastosità e la brillantezza della tavolozza, dal secondo il modo di guardare i contenuti. Il primo lavoro importante che egli concepisce, subito dopo essere uscito dall’Accademia, è “Il Mietitore della Basilicata”. Dipinto nel 1906, il capolavoro "Mietitore di Basilicata" e' un quadro pieno di vita e di espressione. Ha appena ventitré anni. Il famoso giornalista e poeta Salvatore Di Giacomo (1860-1934), vista la tela, gli indirizza una lettera di congratulazioni, tra cui dice: “Vi è bella forza di colorito e viva e penetrante espressione: e tutto è luminoso e caldo di vita e di umanità così suggestiva e così vigorosa di plastica”. L’anno successivo, per un inspiegabile motivo, si trasferisce a New York (1907). Qui apre subito uno studio e, avendo necessità di vivere, si dedica ai ritratti. Grazie alla loro qualità artistica, piacciono subito alla buona borghesia newyorkese di cui molti esponenti si fanno ritrarre. La grande occasione per farsi conoscere da essa è data dall’esposizione al Metropolitan Museum del suo quadro tanto lodato dal Di Giacomo. Tale quadro vince addirittura il secondo premio internazionale di pittura con l’assegnazione di una medaglia d’argento nell'esposizione di Seattle e Pittsburg del 1909. Torna in Italia e si stabilisce a Firenze. Scoppia la grande guerra 1915-18 e lui è richiamato alle armi col grado di tenente di complemento. In questo periodo, con una visione po’ romantica, dipinge la tela “Riposo di un piccolo posto avanzato”. (Foto in fondo a questo articolo). Durante la famosa battaglia di Monte San Michele Tozzi, a causa della sua audacia, rimane ferito piuttosto gravemente, tanto da meritare una medaglia d’argento al valore e la promozione a capitano. In questi anni emerge un tratto particolare delle qualità del Tozzi: la capacità di mediazione. Ciò fa si che nel 1818 sia assegnato, su richiesta del governo americano, al Commissariato degli Stati Uniti a Roma col ruolo di ufficiale di collegamento. Grazie alla sua notorietà di ritrattista, durante questa breve missione in America Tozzi riesce in poco tempo ad organizzare l’”American free Milk and Relief for Italy”, e cioè un comitato per l’assistenza all’infanzia vittima delle privazioni della guerra. A tale scopo, esso gli fa giungere in Italia, e a più riprese, consistenti fondi raccolti, che lui gira alla Croce Rossa. L’anno prima era riuscito a ottenere in dono, da un altro comitato femminile, un’autoambulanza impiegata per il trasporto dei feriti. (Foto in fondo a questo articolo). Nel settembre del 1918 l’allora Presidente del Consiglio italiano, Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952), lo invia a Washington per una missione diplomatica, che ha buon esito. Per questo risultato, l’Orlando lo porta al suo seguito come consigliere alla Conferenza di pace di Parigi (1919), organizzata dai vincitori della Prima guerra mondiale per spartirsi l’Europa, a spese dell’Austria e Germania sconfitti. Finita la guerra, Tozzi torna a Firenze e spesso compie viaggi in America non soltanto per dipingere ritratti ma anche per vendere oggetti d’arte. Durante uno di questi viaggi, nel 1921 si imbatte casualmente a New York in un albergatore in possesso del quadro “Madonnina” di Francesco Raibolini detto il Francia, rubato da un giovane italiano nel 1919 dalla Pinacoteca di Bologna. L'’albergatore gli chiede una somma considerevole per cederglielo dovendo recuperare il debito contratto con lui dal giovane ladro. Tozzi non ha la somma richiesta, prospetta allora il caso a Pasquale Magarella, imprenditore lucano a New York, il quale riscatta il quadro. Tozzi lo restituisce alla Pinacoteca bolognese coinvolgendo però, con gran rumore, la stampa americana, che ne fa un caso simile al furto della “Gioconda” di Leonardo avvenuto nel 1911 al Louvre. Non lo fa soltanto per spirito di patria ma anche per pubblicizzare se stesso come pittore e come antiquario. Egli è infatti anche collezionista d’arte. E in tal senso il suo studio di via Mannelli a Firenze è anche una di bottega di quadri e statue antiche. E’ tutto materiale che acquista per rivenderlo, non soltanto in Italia ma soprattutto in America, dove finisce in collezioni pubbliche e private. Questo interesse commerciale motiva i suoi frequenti viaggi oltre oceano. Viaggiava ogni anno attraverso l'Atlantico tra America ed Europa e si era specializzato nell'acquistare un notevole numero di lavori artistici che oggi si trovano in collezioni pubbliche e private. Per professionalità e cultura è chiamato come consulente d’arte da vari musei e collezionisti, specialmente nel campo delle sculture antiche. Durante un ennesimo viaggio a New York (1942) partecipa con la moglie ad un’asta presso le American-Anderson Galleries e riesce ad acquistare per una somma considerevole una statua attribuita allo scultore rinascimentale Andrea Sansovino (1467-1529). Una volta pulita dalla sporcizia e dai cristalli salini accumulatisi nel tempo, Tozzi capisce che l’autore della statua è un altro: le sue forme sono caratteristiche tipiche dell'arte di Michelangelo Buonarroti! Porta la statua in Italia e per due anni essa viene esaminata da studiosi presso la Casa Buonarroti, dove Tozzi l’ha messa a disposizione. La statua è il famoso “San Giovannino”, scolpita verso il 1495-1496 circa, sparito dall’Italia da qualche secolo. Già tra i contemporanei del grande maestro Buonarroti si parlava di un'opera in marmo che egli avrebbe realizzato in gioventù e raffigurante San Giovanni, ma per secoli non se ne ebbero né tracce né notizie. Della statua, scolpita in un blocco di marmo bianco di Carrara, che presenta venature marroncine e piccole imperfezioni, si ha notizia nel 1900 quando fu comprata da Daniel Z. Noorian, un mercante d'arte americano, tramite un suo agente ed amico in Italia, chiamato Albitez, che l'aveva rinvenuta nella regione di Bologna. All'epoca fu attribuita ad Andrea Sansovino e valutata moltissimo e si pensa che fosse stata commissionata da uno dei clienti di Noorian che, tuttavia, morì prima dell'arrivo della statua in America. Dopo la morte di Noorian nel 1930 la statua fu messa all'asta una prima volta nel marzo 1931 presso le American-Anderson Galleries di New York, ma non trovo' aquirenti. Fu rimessa all'asta nel 1942 ed in quell'occasione fu acquistata da Pietro Tozzi e sua moglie. Pietro Tozzi all'epoca era già una figura molto conosciuta nel mondo dell'arte internazionale, avendo operato per oltre due decadi assieme a Joseph Brummer e come consulente d'arte per vari musei e collezionisti, specialmente nel campo delle antiche sculture. Pietro Tozzi aveva visto per la prima volta il marmo di San Giovanni nel 1930 e dopo la morte del proprietario era stato chiamato dal fratello di questi che gli aveva parlato di una statua di marmo di grande valore in suo possesso. Tozzi trovò la statua che giaceva nei pressi del suo involucro originale e nonostante l'accumulo di sporco e polvere fu attratto ed impressionato dalla sua visione e non dimenticò mai questo primo incontro. Quando Tozzi finalmente acquistò la statua nel 1942 solo un occhio esperto avrebbe potuto capire il suo vero autore: secoli di esposizione alle intemperie l'avevano incrostata, sporcata e piena di cristalli salini che dovevano essere rimossi. Egli cominciò a ripulirla con cura e con pazienza millimetro per millimetro, per evitare che si danneggiasse, usando solo acqua, un leggero sapone, ed uno spazzolino da denti. Quando il lavoro di pulizia fu terminato e la statua brillò in tutto il suo originario splendore Tozzi, esperto in antiche sculture, seppe individuare in essa caratteristiche anatomiche e dinamiche che non si conciliavano con l'attribuzione di questa ad Andrea Sansovino, e cominciò a pensare ad un'altra possibilità. Fu a questo punto che divenne seriamente conscio che la statua possedeva precise caratteristiche tipiche dell'arte di Michelangelo Buonarroti che si ritrovavano in altre opere del grande maestro. Affascinato da quest'idea e da questa convinzione, ma non volendosi arrischiare in frettolose conclusioni, decise di testare le sue ipotesi con la più esaustiva ricerca possibile. Cominciò a mostrare la statua ad esperti e conoscitori di Michelangelo Buonarroti che, come lui, rimasero fortemente impressionati. Non contento decise di portare la scultura a Firenze dove si sarebbe potuta confrontare con altre opere di Michelangelo direttamente. Per due anni, dal 1957 al 1959, la statua fu custodita presso Casa Buonarroti, dove fu accessibile a studiosi ed esperti ma non al pubblico. Grande contributo in questi anni lo diedero Giovanni Poggi, sovrintendente alle antichità in Toscana, ed Arturo Bassi , scultore ed organizzatore di importanti mostre ad Arezzo, Milano e Bergamo, i quali contribuirono a fugare gli ultimi dubbi. Infine, raccogliendo tutti gli elementi messi insieme da Tozzi, oltre che le convinzioni di questi, la dottoressa Fernanda De Maffei, che aveva visto la statua a New York e conosceva bene le opinioni di Tozzi circa la sua attribuzione, iniziò uno studio sistematico della statua ed una serie di ricerche tecniche e stilistiche e che si conclusero con la definitiva attribuzione di questa a Michelangelo Buonarroti. Grazie a Pietro Tozzi , quindi, era stata finalmente trovata quella statua di San Giovanni, scolpita da Michelangelo Buonarroti, che era oggetto di leggenda da secoli , e che perciò fu chiamata "San Giovanni Perduto". Le ricerche della dottoressa De Maffei, le sue tesi e le sue conclusioni, sono contenute nel libro "Il San Giovanni Perduto di Michelangelo - La Storia di Un Ritrovamento" - Reynal & Company - New York 1970, dal quale sono state tratte queste interessanti notizie che ci permettono di conoscere bene un grande Lucano e di dare a lui tutta l'importanza e la considerazione che merita, orgogliosi di essere la patria nativa di un sì grande artista ed esperto d'arte che ha il merito di avere dato al mondo intero un'opera di Michelangelo Buonarroti che si credeva esistesse solo nella leggenda e nell'immaginazione. Dopo il riconoscimento, Tozzi se la riprende. Oggi non si sa dove essa sia (sicuramente è finita in una collezione privata).

Pietro Tozzi non ha mai dimenticato le sue origini lucane ed è sempre stato legato a Ruvo del Monte, suo paese natio. Ne abbiamo conferma nei carteggi da lui intrattenuti con i Sindaci di Ruvo del Monte, laddove egli promette di istituire 15 borse di studio da attribuire annualmente agli iscritti nell'elenco dei poveri e di adoperarsi per i più bisognosi di Ruvo del Monte. In una lettera datata 5 novembre 1970 egli così scrive dall'America all'allora Sindaco di Ruvo, Vito Casino :

"Pregiatissimo Signor Sindaco Casino, approfittando della venuta in Ruvo del compaesano Giuseppantonio Suozzi, son lieto di inviarle un libro sul "San Giovannino di Michelangelo" da me scoperto. Dei due libri che mando uno da restare nell'archivio del Comune, quale mio ricordo, e l'altro sarà tanto gentile di volerlo consegnare a monsignore Giuseppe Ciampa. Gradisca i miei più cordiali saluti. Pietro Tozzi."

Ed il Sindaco così risponde in data 21 novembre 1970 :

"Egr. Sig. Concittadino, Non troviamo parole per ringraziarla dell'omaggio fatto a questo paese, che le ha dato i natali, e l'assicuriamo che il suo libro sarà conservato agli atti di questo Comune a ricordo della Sua persona e del Suo Lavoro indefesso, relativo allo studio della statua attribuita al Maestro Michelangelo. Noi siamo orgogliosi di avere negli Stati Uniti un concittadino, figlio della sua Ruvo, che ha saputo con il suo ingegno e con la sua arte farsi onore in Italia e in terre straniere, del che serberemo imperituro ricordo. La ringraziamo, inoltre, per la promessa relativa alla istituzione di n. 15 borse di studio da conferire annualmente agli iscritti nell'elenco dei poveri e di quant'altro potrà fare negli interessi di tutti i Suoi e miei concittadini, che avranno effettivamente bisogno. Grazie ancora e distinti saluti anche a nome dei suoi compaesani e da me particolarmente. IL SINDACO (Geom. Vito Casino)".

E' ora, dunque, di essere riconoscenti anche coi fatti a questo grande artista, che ha portato nel mondo l'orgoglio del suo essere lucano, e di dare a lui la giusta importanza ed il giusto merito sin ora sopiti. Non esistono studi monografici sulla pittura del Tozzi, né esiste un catalogo. Egli è ricordato non soltanto per i due particolari episodi narrati, ma anche perché ai suoi tempi è considerato un ottimo ritrattista, tra gli altri ritrasse il generale Caviglia, il ministro della guerra Guido Rosseau e molti altri. Piero Tozzi è menzionato tra gli uomini illustri di Ruvo dall'arciprete Giuseppe Ciampa nel suo libro "Ruvo del Monte - Notizie Storiche" del 1959, laddove viene definito "pittore ben noto nell'ambiente artistico italiano ed estero. La rivista "La Basilicata nel mondo" lo definisce "artista di valore non comune che altamente onora la terra che lo vide nascere, nonché la patria italiana". “Nel quadro, la pittura diventa scultura. Luci chiare vengono a noi dalla profondità cupa di ambienti privati, sui quali ha modellato i ritratti di fanciulli vivaci e ridenti, di giovani e vecchi venerandi, dall’aspetto pieno di dignitosa nobiltà” La rivista "La Basilicata del nel mondo" del mese di novembre 1925 gli dedica otto pagine dove fu pubblicata una sua foto di profilo e molte sue opere. Un'altra foto lo ritrae vicino all'Ambulanza donata dalle dame americane al pittore Piero Tozzi. (Foto della rivista "La Basilicata del nel mondo" del mese di novembre 1925 in fondo a questo articolo).

Tutti le recensioni su Internet riportano che la sua data di decesso sia avvenuta a Firenze nel 1961. Questa data e' pero' inesatta, visto la lettera autografa del 1970 scritta al sindaco di Ruvo del Monte, gia' menzionata sopra, della quale in fondo a questa recensione ne allego una copia. Probabilmente ci fu un errore di trascrizione. Documenti americani riportanano che la sua data di decesso sia avvenuta nel 1974 a New York.

Questa e' la trascrizione originale:

Tozzi, Piero, Dealer/Gallery Artist, dates: (Ruvo del Monte 1883 –1974 New York city, state NY). History: Piero Vito Tozzi (sometimes referred to as Captain Pietro Tozzi) was an antiquarian, artist, restorer, professor and art dealer who had galleries in New York and Florence. Tozzi specialized in Italian decorative arts, sculpture and paintings. Tozzi’s collection included, among other items, a bronze antique after the Hercules Slaying Lichas from the 19th/20th century, Fra Filippo Lippi’s The Annunciation, Luca Signorelli’s The Marriage of the Virgin, Giovanni Francesco Susini’s The Young Saint John the Baptist, and Alberto Passini’s Market Scene in Constantinople. Tozzi sold work to individual collectors, galleries and institutions including, among others, the Schaeffer Galleries, Samuel Kress, the Art Institute of Chicago, Cincinnati Art Museum, Walters Art Museum and the Metropolitan Art Museum.Tozzi married Emma Bardini (1883-1962) the daughter of Florentine art dealer Stefano Bardini (1836–1922) in 1923. Then in 1928 he married Maria A. Cantasano.

TRADUZIONE:

Tozzi, Piero, Gallerista, Artista date: (Ruvo del Monte 1883 –1974 New York city, state NY). Storia: Piero Vito Tozzi (a volte indicato come il capitano Pietro Tozzi) è stato un artista, restauratore, professore e mercante d'arte antiquaria che aveva gallerie a New York e a Firenze. Tozzi era specializzata in arte decorativa italiana, scultura e pittura. La Collezione di Tozzi include, tra l'altro, un antico bronzo dopo l'Ercole che uccide Lica del 19 ° / 20 ° secolo, di Fra Filippo Lippi Annunciazione, di Luca Signorelli Sposalizio della Vergine, Giovanni Francesco Susini del giovane San Giovanni Battista, e Alberto Passini di Scene di mercato a Costantinopoli. Tozzi ha venduto lavoro a singoli collezionisti, gallerie e istituzioni, tra cui, tra gli altri, le Gallerie Schaeffer, Samuel Kress, l'Art Institute di Chicago, Cincinnati Art Museum, Museo d'Arte Walters e il Metropolitan Museum Art. Tozzi ha sposato Emma Bardini (1883-1962), figlia di mercante d'arte fiorentino Stefano Bardini (1836-1922) nel 1923. Poi, nel 1928 sposò Maria A. Cantasano.

Nella Casa Museo "Domenico Aiello" a Moliterno (PZ) e' esposto un dipinto di Piero Tozzi, (un ritratto di un ragazzo con camicia bianca) dal titolo: "Dolore e dignità", Olio su tela (cm 53 x 42,5).

Casa Museo "Domenico Aiello", Moliterno (PZ), Via Arcivescovo Dimaria, 85047 Moliterno, provincia di Potenza Orari di Apertura: Mattino 10,30 / 12,30 Pomeriggio 17,30 / 19,30 E-mail: direzione@domenicoaiellocasamuseo.it - Pagina Facebook: Domenico Aiello Casa Museo Informazioni: Direttore Dicillo Pasquale +39 339 5725077