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La Lucania

Vincenzo Marinelli

Vincenzo Marinelli (San Martino d'Agri, 5 giugno 1819 – Napoli, 18 gennaio 1892) è stato un pittore e accademico italiano.

 

Nacque a San Martino d’Agri (prov. di Potenza) il 5 giugno del 1819 da Raffaele, medico chirurgo e da Rosalinda de Simone. La sua prima formazione culturale e artistica si svolge ad Abriola, paese in cui la famiglia si trasferì durante la sua infanzia. Nel 1837 s'iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti dell' allora capitale del Regno delle Due Sicilie, Napoli, dove fu allievo del celebre neoclassicista Costanzo Angelini. All' Esposizione borbonica di Belle Arti di Napoli del 1839 esordì con il disegno "Antinoo", riproduzione dal vero del gesso originale conservato al Museo Archeologico Nazionale, il disegno ando' disperso nel corso degli anni. Nel 1842 vinse il pensionato agli studi concessa dal consiglio provinciale della Basilicata per Roma e dimorò a palazzo Farnese in via della Lungara, in quel periodo sede dell'ambasciata del Regno delle Due Sicilie presso lo Stato pontificio. Perfeziona gli studi sotto la guida del professor Vincenzo Camuccini. Qui continuò il percorso accademico riservato all'ispirazione e riproduzione di opere antiche. Ben presto, ad un approfondimento dei modelli classici Marinelli affianca la ricerca dal vero. Nel maggio del 1844 venne introdotto ai corsi all'Accademia di San Luca, allora diretta da Tommaso Minardi, s'interessò più approfonditamente dell'arte del rinascimento e si avvicina allo stile dei maestri del Trecento e Quattrocento toscano. In quel periodo esegui' due dipinti: "Francesca da Rimini", col quale vinse una medaglia d’oro e "Gli amori degli angeli", (oggi ubicazione ignota). A Roma soggiorno' dal 1842 al 1848. Ritornò a Napoli nel 1848 per esporre alla Mostra Borbonica. (Aveva esordito già con il disegno "Antinoo" nel 1839 alle mostre borboniche, dove si ripresentò nel 1844 con "Il Mosè" e nel 1848 con "Francesca da Rimini" e "Gli amori degli angeli"). Partecipò attivamente alla lotta politica e ai moti liberali insieme ad altri giovani artisti, filosofi e letterati, tra i quali Saverio Altamura. Ricercato dalla polizia, nell’estate del 1849 Marinelli ripara in Grecia e ad Atene soggiorna dal 1849 al 1853. Aiutato dell'amico filellenico Filippo Marsigli, ottenne commesse dal Ministero della Pubblica Istruzione ad Atene e Patrasso. Ebbe cosi' il permesso di assentarsi per sei mesi per assolvere le commesse ricevute in Grecia. Nella capitale greca frequentò Carlo Cassola, Troiano De Filippis Delfico, il poeta Giuseppe Regaldi e altri esponenti italiani di ideologia unitarista sfuggiti ai moti del ’48. Il console regio e il ministro degli Affari Esteri delle Due Sicilie, gli avevano intimato di non frequentare ambienti liberali per non danneggiare la sua carriera artistica, ma in seguito a questi eventi il Consiglio Provinciale della Basilicata gli sospese in seguito l’erogazione della pensione. Grazie ai suoi lavori per la corte ateniese poté proseguire nella sua condizione di rifugiato politico. Ottenne importanti committenze della corte ateniese, in primis la decorazione della sala da ballo del palazzo Regio di Atene, con diciotto dipinti a soggetto mitologico e allegorico o di genere storico-romanzesco, commissionata dal re Ottone I di Baviera. Queste opere andarono tutte distrutte durante un incendio del palazzo nel 1910. Tali capolavori gli valsero grandi riconoscimenti al punto da presentarsi all’Esposizione annuale del Politecnico di Atene, sede dell’Accademia di Belle Arti, del 1852 con il dipinto "Europa" (oggi ubicazione ignota). Ricevette in seguito numerose committenze private: "Tasso legge la Gerusalemme ai duchi d’Este"; "L’unione dell’antico e del nuovo mondo"; "Il combattimento di Ettore ed Achille"; "Amore e Morte", anche in cambio di vitto e alloggio. Concluse il periodo greco con un soggiorno a Creta, tra il 1853-54, e lavorò a tre dipinti per la cattedrale di S. Antonio da Padova a Retimno. Questi dipinti furono: "L’Assunzione di Maria", "Le stimmate di San Francesco" e la pala d’altare a grandezza naturale "Il battesimo di Cristo". Solo quest’ultima e' oggi a noi pervenuta ed e' conservata nella chiesa cattolica di S. Giovanni Battista a Iraklion. Nel 1854 Marinelli si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, divenuta meta di molti esuli politici italiani. Stringe amicizia con l’egittologo Giuseppe Vassalli, ispettore degli scavi e vicedirettore del Museo del Cairo, e viene presentato al khedivé Said Pascià, salito al trono proprio in quell’anno. Uomo colto e raffinato, educato a Parigi, Said Pascià fu il committente del taglio dell’istmo di Suez. Marinelli lo accompagnò nella lunga spedizione in Sudan, spedizione di nove mesi tra il 1856 e il 1857, documentando sui taccuini luoghi, costumi e tradizioni, viaggi poi proseguiti anche in Palestina e in Turchia. Il lungo periodo trascorso in questi ambienti lo indirizzò a produrre quadri e soggetti orientalisti. Genere pittorico, diffusosi largamente in Europa grazie al successo riscosso dai dipinti di Jean-Léon Gérôme e ai successi letterari di Flaubert durante il lungo soggiorno in Egitto nel 1849. Riporto' non solo le “visioni” di bellezze esotiche e odalische, ma anche di terre bruciate dal sole o dettagli legati alla storia e alla religione di questi luoghi lontani. Richiamato dal grande movimento politico che anima il Regno d’Italia, rientra a Napoli nel 1859 e accetta il programma del Comitato dell’Ordine. Nel 1859 Marinelli sposa Enrichetta Sarli, originaria di Potenza, dalla quale ebbe quattro figli, tra cui la primogenita Cristina e l’ultima, Rosalinda, pittrice. Partecipò anche nel 1859 all’Esposizione Borbonica vincendo una piccola medaglia d’oro con due dipinti, "Ricreazione di una famiglia beduina" e "Famiglia di beduini nomadi in viaggio", entrambi oggi in ubicazione ignota. Nell’estate del 1860 fa rientro in Basilicata. Concorre alla costituzione del Comitato Insurrezionale di Abriola e con gli insorti è a Potenza il 18 agosto di quell’anno. Dopo l’Unità si stabilisce a Napoli dove ha inizio la sua multiforme produzione pittorica che spazia dai temi storici a quelli di carattere orientalista, sempre più prevalenti. Invitato da Ismail Pascià per le cerimonie dell’inaugurazione del canale di Suez, nel novembre del 1869 Marinelli ritorna in Egitto e qui ha modo di incontrare altri artisti italiani, tra cui Cesare Biseo, Marco De Gregorio e Stefano Ussi. Per il sovrano dipinge il "Trasporto del Mahamal alla Mecca" (Roma, collezione privata). In Egitto Marinelli rimase un anno, rimontando il Nilo fino alle prime cascate di Assuan. Dipinti di genere orientalista, realizzati rielaborando in studio i soggetti eseguiti dal vero durante il soggiorno egiziano, figurarono all'ultima Biennale Borbonica del 1859: "Ricreazione di una famiglia beduina"; "Famiglia di beduini nomadi in viaggio" e poi alle promotrici napoletane dal 1862 al 1888: "Il ballo dell’ape nell’harem" del 1862, acquistato dal principe Umberto di Savoia ed esposto alla prima Esposizione internazionale di Londra nel 1862, (Napoli, Museo di Capodimonte); "Novelliere arabo",1866; "La torre di Babel Nasr", 1874, "Un corteggio nuziale nel gran Cairo", 1888. "Ricordo dell’Alto Egitto" (Napoli, collezione privata), "Tratta delle schiave sul Mar Rosso" (Napoli, collezione privata), "Famiglia di beduini nomadi in viaggio" (Napoli, Avvocatura di Stato) e "Grande carovana" (ubicazione ignota), presentato alla Promotrice napoletana del 1869 col titolo "Un pellegrinaggio alla Mecca". A questo periodo risale anche il dipinto: "La toiletta di Cleopatra". Esegui' quadri a soggetti storici negli anni '60: "Cesare Mormile, ovvero Nobiltà e popolo contro le sanzioni dell’Inquisizione del 1547", 1863, (Napoli, Museo Civico di Castel Nuovo); "Ferrante Carafa che porta sul suo cavallo il popolano Masaniello capo della riscossa contro lo straniero" del 1869, presentato alla Promotrice del 1869. Dipinto premiato con medaglia d’oro alla prima Mostra nazionale di Parma del 1870 (fu acquistato dal Principe Umberto di Savoia). Il dipinto si conserva attualmente a Torino, nella Galleria Civica d'Arte Moderna. Nel novembre del 1870 è nominato professore onorario all’Accademia di Belle Arti di Napoli e di lì a poco, dopo la morte di Mancinelli, nel 1875 ottiene la cattedra di disegno. Nel 1881, in seguito alle dimissioni di Morelli, è nominato suo successore alla prestigiosa cattedra di Pittura. Fu presente alle esposizioni nazionali di Firenze (1861), Parma (1870), Milano (1872), Torino (1880), Venezia (1887) e internazionali di Vienna (1873), Parigi (1880) e Londra (1862 e 1888).
Vincenzo Marinelli muore a Napoli il 18 gennaio del 1892.


Istituzioni ed enti che conservano opere di Marinelli:

Casa Museo Domenico Aiello, Moliterno (PZ):
- "Haydèe, figlia del Pascià di Giannina", 1844.
- "Donna araba", 1887.
- "Vicinanze di Menfi", Disegno.


Pinacoteca Provinciale, Potenza;
- "Il ballo dell’ape", copia datata 1877.
- "Ritratto della figlia", ascrivibile ca. 1870.


Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna:
- "Ferrante Carafa che porta sul suo cavallo il popolano Masaniello", 1869.


Museo di Capodimonte, Napoli;
- "La Toilette di Cleopatra", 1853.
- "Il ballo dell'ape nell’harem", 1862

Museo civico di Castel Nuovo, Napoli;
- "Cesare Mormile", 1863.


Napoli, Sede partenopea dell'Avvocatura dello Stato;
- "Famiglia di beduini nomadi in viaggio"

Christie's South Kensington, Londra;
- "Carovana araba", 1885.


Roma, collezione privata:
- "Trasporto del Mahamal alla Mecca"


Napoli, collezione privata:
- "Ricordo dell’Alto Egitto"
- "Tratta delle schiave sul Mar Rosso"
- "Ragazza araba seduta", 1870.


Isola di Creta, chiesa cattolica di S. Giovanni Battista a Iraklion:
- "Il battesimo di Cristo".