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La Lucania

Ricordi d'infanzia: la Littorina.

 



L' avevo rivista tante volte dal finestrino del treno che mi portava via, abbandonata su un binario morto del deposito delle Ferrovie Apulo Lucane nella stazione di Potenza, la Littorina, con la matricola M1 11DL. Il colore verde sbiadito dal sole, qualche vetro rotto da una pietra lanciata da chissa' quale monello e la ruggine che scorreva giu', come se fosse una ferita, gli segnava l' agonia. Avendo ritrovato nelle mie vecchie fotografie una foto del 1962, dove esattamente questo locomotore veniva ripreso con numerosi passeggeri per una nuova partenza per chissa' dove, scrivo queste poche righe per descrivere quei pochi ricordi. La foto e' proprio cosi' come lo sfuocato ricordo di quando ero piccolo che me la fa riportare alla mente, nonostante siano passati oltre 53 anni da allora. Mio padre emigrava per la Svizzera e lo accompagnammo alla stazione dove per la prima volta vidi la Littorina. A quel tempo un avvenimento eccezionale, avevo solo quattro o cinque anni ma mi ricordo ancora la piattaforma girevole dove la Littorina veniva girata nella direzione del senso di marcia.

Di seguito, per ricordare questo così caratteristico mezzo di trasporto ferroviario, che è certamente presente tra i ricordi più cari di tanti non più giovani, scrivo un breve articolo sulla storia della Littorina. Perché questo mezzo storico di trasporto ferroviario di qualunque scartamento e di diversa società di trasporto di questo genere, viene ancora riconosciuto da tutti gli Italiani solo con il nome di Littorina?

Questo neologismo, è probabile sia derivato dall’apposizione sul muso delle automotrici di un fascio littorio, messo come simbolo del potere fascista e dalla fantasia di un giornalista che lo usò per la prima volta in un articolo quando il Duce Benito Mussolini viaggiò a bordo di alcune FIAT Alb.48, il 18 ottobre 1932, per il discorso inaugurativo della città di Littoria (oggi Latina) nata su di un’area bonificata dell’Agro Pontino ed orgoglio della propaganda fascista. È a questo punto che, previa un'accurata campagna di stampa effettuata dal quotidiano di regime "Il Popolo d'Italia", a fine ottobre del 1933 viene coniato e diffuso il termine Littorina che accompagnerà a lungo nel gergo popolare anche altri tipi di automotrice. Il fascio littorio, veniva messo davanti alla locomotiva come simbolo del potere assoluto (esempi ne sono le locomotive sovietiche o cinesi con altrettanto vistose simbologie comuniste). Da ricordare che nell'immaginario collettivo futuristico proprio di quell'epoca il treno era considerato un autentico mito di velocità e progresso. Al Senatore Agnelli l’articolo del giornalista piacque molto e la FIAT lo adotto' per le sue “nuove” automotrici. “Littorina” diventa così termine d’uso comune e, sfidando il tempo oggi ancora così, vengono definite le Automotrici leggere. Nonostante la popolarità, questo termine non è mai stato ufficializzato dalle Ferrovie dello Stato (FS). Il termine "Littorina" nell’immaginario popolare evocava fino a qualche tempo fa il materiale rotabile leggero a trazione termica (Diesel, benzina, gas) di qualunque scartamento. Dato che quantomeno nella colorazione i rotabili appartenenti alle classi ALb 48, ALn 56 e ALn 772 si rassomigliavano, l'uso popolare del termine si è esteso anche ad altri tipi di rotabili automotori, mentre nella terminologia ufficiale delle FS è sempre stato usato il termine "automotrice". Proprio a causa della capillarità di diffusione delle automotrici in tutta la rete ferroviaria italiana di stato e in concessione il termine si estese a macchia d’olio sopravvivendo ampiamente alla caduta del regime fino a quando la sempre maggiore diffusione dei rotabili moderni e innovativi e il cambio generazionale dell’utenza ferroviaria ha decretato la quasi scomparsa del termine. Pero' oggi il termine è ancora presente in varie stazioni, il personale FS si e' sicuramente scordato di eliminare. Le Littorine sono state usate fino alla fine degli anni Sessanta, alcune di queste dovrebbero essere ancora in servizio turistico presso la ferrovia Circumetnea in Sicilia! Si trattava tuttavia di veri e propri autobus su rotaia, cambio e freni di tipo automobilistico, di scarsa potenza che presentarono però molti inconvenienti, fra cui l'alto consumo di carburante e l'elevato rischio di incendio. Erano dotate di un motore a scoppio a benzina di derivazione automobilistica. Le automotrici vennero inizialmente progettate e realizzate soprattutto per risolvere una serie di problemi che affliggevano l'esercizio delle linee secondarie. Il modesto traffico passeggeri, rendeva pero' il costo della gestione del trasporto molto oneroso. La vita utile di queste famose automotrici, furono legate soprattutto all’Italia centromeridionale, e dalle ottime officine di Fabriano e di Benevento che ne curarono in gran parte la manutenzione. Questi mezzi di trazione , furono e sono tutt’ora catalogati dalle FS come AL dal significato di Automotrice Leggera, seguito da una b, da una n o da una e; se trattasi di propulsione a benzina, nafta o elettrica.

L' Automotrice M 1, viene ridominata: Emmina. Con il termine Emmina si indicano comunemente le automotrici unidirezionali diesel a 2 assi del tipo M 1 costruite a partire dagli anni trenta ed usate sulle linee delle Ferrovie Calabro Lucane fino agli anni ottanta. Le Emmine presero tale appellativo dalla sigla "M" di immatricolazione che le assegnarono le Ferrovie Calabro Lucane (FCL) e dato che erano proprio "piccole" ebbero tale grazioso diminutivo. Le automotrici unidirezionali M 1 vennero costruite dalla Carminati & Toselli e dalla OM e furono utilizzate sia sulle Ferrovie Calabro Lucane che sulla Macomer - Nuoro delle Ferrovie Complementari della Sardegna. Le M1cINOX vennero costruite tra 1936 e 1937 dalla Piaggio con la cassa in acciaio inossidabile che diede loro un aspetto caratteristico e piuttosto "brutto". Un buon numero di M1 vennero ricostruite tra il 1951 e il 1953 dalle Officine Raffaele Ranieri di Roma montando al posto dei vecchi motori dei potenti General Motors, completi di cambio, residuati bellici dei carri armati Sherman. Automotrici simili vennero usate da varie ferrovie a scartamento ridotto tra cui la Ferrovia Rimini-Novafeltria e circolarono anche sulla Ferrovia Circumetnea tra anni cinquanta e '60. Sulle Ferrovie Calabro-Lucane prestarono servizio sulle linee Atena - Marsico Nuovo, Lagonegro - Spezzano Albanese, Catanzaro Lido-Catanzaro Città, Marina di Gioiosa Jonica-Grotteria-Mammola e Vibo-Mileto. Una Emmina M1-36, il 17 novembre del 1951, fu protagonista di un grave incidente; nel transitare sul ponte Ciliberto, tra Vibo Marina e Pizzo, fu coinvolta nel crollo dello stesso. Il bilancio fu di 11 morti e 40 feriti. Il servizio ferroviario venne sospeso e sostituito definitivamente da autobus. Le Emmine montavano un motore diesel anteriore con trasmissione su due ruote motrici. Avevano una sola direzione di marcia ed un solo posto di guida per motivi di economia. Tale particolarità ne giustificava la scarsa capienza (29 posti). Essendo motrici monodirezionali dovevano essere "girate" sulle piattaforme ai capilinea; Caratteristico era il grosso volante che ne accentuava ancor più la somiglianza con un autobus pur essendo di massima nient'altro che un freno meccanico a comando manuale e dotate anche di un freno a mano come nelle comuni automobili. Le Emmine dotate di ruota dentata per il servizio sulle linee a cremagliera, come le precedenti Piaggio, erano classificate M 1c.

In Lucania e regioni limitrofe il mezzo fu usato su varie piccole ferrovie, ora in disuso. Per i servizi viaggiatori vennero usate le automotrici "Emmine" del tipo M1c. In tal modo diminuirono i tempi di percorrenza così da aumentare le corse giornaliere, tutte di sola terza classe (dal 1956 di seconda classe). Anche il servizio merci subì drastiche riduzioni con una corsa ogni due o tre settimane, che col tempo finì addirittura per scomparire. Sulla linea ex Ferrovia delle Calabro-Lucane (chiusa il 25-8-1966) ATENA LUCANA (SA , linea FS: Sicignano- Lagonegro) - BRIENZA (PZ) - MARSICO NUOVO (PZ) ; tracciato parziale di una megalinea FCL (mai aperta) che, snodandosi per circa 1.000 nuovi km di ferrotramvia avrebbe dovuto collegare Bari e circondario con gran parte della Calabria. Di questo megaprogetto ferrotramviario (approvato nei primi anni del '900), rimangono oggi in funzione, oltre alle tratte F.A.L. da Bari per Potenza, Avigliano e Matera, solo le linee F.D.C. (Ferrovie della Calabria, staccatesi dalla vecchia FCL) Cosenza-Catanzaro, Cosenza-S.Giovanni in Fiore e Cinquefrondi-Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli... nonché svariati tracciati in stato di abbandono come la Lagonegro-Lauria-Castrovillari-Spezzano; la Spezzano-Lungro; Crotone-Petilia; Gioiosa Jonica-Mammola; Soverato-Chiaravalle; Potenza-Laurenzana e Matera-Montalbano. La maggior parte del vecchio materiale rotabile (in pratica tutto tranne qualche carro merci ed un carro spazzaneve) venne dirottato sulle altre linee delle Ferrovie Calabro Lucane. Nella seconda guerra mondiale, le emmine vennero trasformate con alimentazione a metano per sopperire alla mancanza del gasolio. Nel 1950 l'alimentazione delle automotrici tornò ad essere effettuata a gasolio. A causa di smottamenti in vari punti si rese necessario interrompere i servizi e di autosostituirli. In considerazione dell'inutilità delle linee, sempre più antieconomiche, il Ministero dei Trasporti alla fine degli anni sessanta sancisce la chiusura definitiva di varie linee e sua sostituzione con autobus. Fu così che i rotabili vennero inviati su altre linee, mentre gli impianti vennero smantellati ed i binari asportati. Restarono solo i fabbricati viaggiatori, utilizzati per il servizio autosostitutivo, e qualche casello. I servizi autosostitutivi continuano ancora oggi, ma come già accadeva per il servizio ferroviario esso è ridotto a poche corse giornaliere ed e' altresi' ben poco frequentato.



Clicca per vedere un breve video, dove si vede una Littorina del 1950.