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La Lucania

Donne di Lucania

Il ruolo della donna in Lucania ieri e oggi


 

"La donna dallo scialle nero€, le vecchie immagini erano figure nere e solitarie delle donne che portanavano sulle loro spalle tutta la fatica del lavoro. Il ruolo della donna in Lucania oggi e' totalmente cambiato. Un tempo il fidanzamento durava pochissimo; alcuni alunni riferiscono anche di 2-5 mesi. In media, 1-2 anni. Un po'€™ piu' a lungo a Potenza: circa cinque anni. Ci si sposava presto, spesso entro i 20 anni per le ragazze. Durante il fidanzamento era importante comportarsi con rispetto nei confronti delle rispettive famiglie. Cominciava con la "€˜masciatara"€™: andava a casa di lei e le diceva che c'€™era un ragazzo. Il ragazzo non poteva entrare dentro casa ma doveva stare vicino alla legna o al pagliaio. I fidanzati erano sempre controllati. Non passeggiavano insieme. Non uscivano mai insieme e se si vedevano era solo per qualche istante e a debita distanza. Il fidanzamento avveniva tramite i genitori. Prima del matrimonio i genitori di lui si recavano a casa di lei per decidere la data delle nozze; i genitori di lei si prendevano ancora un po' di tempo per confermare. Talvolta i matrimoni non erano felici perche' erano i genitori a scegliere per la ragazza. I due non potevano vedersi ne' parlarsi. Ma si incontravano di nascosto. I ragazzi sceglievano la ragazza in occasioni come: in chiesa, al mercato o quando si uccideva il maiale. Ci si guardava da lontano. I ragazzi si vedevano una volta al mese, tra loro si potevano solo guardare e non potevano assolutamente parlare. Ci si sposava presto. Il matrimonio - la festa: Una settimana prima del matrimonio il fidanzato poteva finalmente entrare in casa. Il sabato sera, al buio, il fidanzato andava a prendere la ragazza e se la portava a casa sua. Con parenti molto stretti si faceva una mangiata di pasta e carne. La mamma, le amiche e la stessa ragazza futura sposa si organizzavano e preparavano dolci, pane e pasta per la festa.. Ci si sposava col vestito bianco, in casa; poi si mangiava a casa dei genitori di lei. La sera si ballava fino a tardi le tarantelle. La mattina del matrimonio il ragazzo si recava in chiesa senza vedere la sposa. La festa del matrimonio: c'era il violino, la batteria, la fisarmonica. I balli: il tango, il valzer e la mazurca. Di sera, con un piccolo rinfresco a base di panini e pasticcini. Si spendevano tutti i risparmi. Solo dopo quindici giorni gli sposi potevano dormire insieme. Si celebrava in chiesa con pochi invitati, pochi addobbi, nessun fotografo. Dopo la cerimonia, in una sala attigua alla chiesa, si consumava la torta, si distribuivano i confetti e si festeggiavano gli sposi. A casa, con un grande pranzo a base di carne di agnello e formaggio casereccio, biscotti fatti in casa. Infine, sotto la casa degli sposi la gente andava a suonare una serenata. Si sposavano il mattino alle 7; lo sposo andava a casa della sposa per un rinfresco e ritornava a casa; nel primo pomeriggio tornava dalla sposa e la portava definitivamente nella propria casa. La domenica i parenti di entrambi gli sposi si riunivano per festeggiare. Alla fine gli sposi offrivano biscotti fatti da loro. La bevanda tipica era il "€œrosolio"€ fatto in casa. Si invitavano pochi parenti e amici. Non c'era molto da spendere. In entrambe le famiglie si preparavano dolci per gli invitati. Il banchetto di nozze non era molto diffuso, o se c'€™era, si consumava a casa dello sposo. Nel paese tutti si davano da fare per la raccolta delle uova, che servivano per fare i biscotti nella famiglia della sposa. Tre giorni prima del matrimonio i due non potevano incontrarsi. Dopo la cerimonia gli sposi e i parenti facevano il giro del paese per le strade principali. Il banchetto poteva avvenire in un grande garage. Il piatto tipico erano le orecchiette e i fusilli. Per l'€™occasione si uccidevano agnelli e pollame. Al termine della festa la sposa tornava a casa per altri quindici giorni. Dopo finalmente andava a casa sua e i parenti portavano la serenata agli sposi. Si faceva festa con vari strumenti con cui si suonava e si ballava la tarantella. Il ragazzo con tutti i parenti andava a prendere la sposa; uno suonava l'€™organetto. Si mangiava la pasta. l'€™agnello e la "strazzata"€, cioe' focaccia col pepe. Da bere non poteva mancare il vino. La mattina del matrimonio tutti gli invitati andavano a casa della sposa dove venivano offerti dei dolcetti. Poi tutti andavano in chiesa. Poi ancora tutti tutti a casa dello sposo dove c'€™era tutto il paese. Veniva offerta "la strazzata"€ (focaccia col pepe), i mustacciuoli, i taralli. Verso la fine la sposa offriva i confetti. Il giorno dopo era ancora festa e banchetto, ma solo con i parenti. La dote: I genitori degli sposi decidevano cosa regalare agli sposi: un pezzo di terra, una casa ecc. In genere, alla sposa toccava portare tutto cio' che serviva in casa (il "corredo"€™, in genere preparato in casa dalla mamma o dalla stessa ragazza, ricamato e cucito a mano, a volte anche le tende) e in cucina. Allo sposo altri beni, come la casa stessa, o un pezzo di terra. "La madre della sposa cominciava gia'  da tempo (anni) a preparare il corredo per la figlia. La famiglia dello sposo doveva comprare l'€™abito alla sposa e viceversa. La madre di lei doveva comprare la camera da letto mentre la famiglia di lui doveva costruire la casa. Il ragazzo donava alla sposa una spilla d'oro, un collier e un anello. Altri aspetti del contratto di matrimonio: Il ragazzo doveva avere un buon lavoro e molti terreni; la donna, degna di essere sposata. Ci si sposava in media a 20 anni. L'€™eta'  tendeva a calare per le donne, ritenute pronte ad affrontare il matrimonio gia'  a 16 anni. Per i maschi invece l'eta'  era compresa tra i 20 e i 25 anni. Le famiglie in passato erano molto numerose. Non potevano mantenere tanti figli. Erano altri tempi e per guadagnare una lira..... . La gente diceva che, se una ragazza non si sposava "€˜piccola"€™, perdeva la sua bellezza e restava zitella. Poiche' si sposavano giovani, avevano molti figli. Era affermata la supremazia maschile, si sottolinea anche la responsabilita'  che comporta il dover ricoprire il ruolo di capofamiglia. Gli uomini erano buoni, ma....... volevano essere ubbiditi . Paralizzavano la donna, prevaleva la loro volonta' . Non c'era molto dialogo, non ci erano abituati, perche' la gente "€˜mal vedeva"€™ le ragazze che parlavano con i ragazzi. Gli uomini si ritenevano piu' importanti. Erano prepotenti. Nella maggior parte dei casi la donna aveva una posizione subalterna, se non di completa sottomissione nei confronti dell'uomo. Quasi priva d'istruzione, raramente si ribellava al fatto di essere confinata tra le pareti domestiche o addirittura segregata. La donna subiva il potere dell'uomo ed era costretta a fare la volonta'  del marito. Subiva un matrimonio di convenienza. Era consapevole che l'€™uomo era piu' importante e doveva accettare questa situazione. Che cosa si aspettava un uomo dal matrimonio? "Coronare un sogno"€ e formare una bella famiglia; figli (tanti,); figli maschi (spesso legato all'aiuto nel lavoro dei campi); felicita' , tranquillita' , serenita'  (sono i termini piu' ricorrenti,). Inoltre: la voglia di conquistarsi una propria autonomia come capofamiglia, poter contare su una moglie "dimessa"€ ma che fosse una buona madre e curasse la casa. Nella frequenza della parola "rispetto"€ si avverte il riconoscimento sociale del matrimonio. Ma anche la cura della casa da parte della moglie; amore e cibo sempre pronto; piu' autonomia; procurare da mangiare alla famiglia. Che cosa si aspettava una ragazza dal matrimonio? "Coronare il sogno"€ di formarsi una bella famiglia; amore per sempre; una casa propria; felicita' ; felicita'  con il marito; felicita'  con i figli. Autonomia dai genitori e liberta'  dal loro controllo. E' frequente il desiderio della maternita' . Ma poi interviene la delusione...Era importante anche il marito lavorasse; un marito leale e soldi a casa per il necessario. Come ci si divideva il lavoro in famiglia: Il concetto che prevale era: " l'uomo lavorava fuori (in campagna o altro) mentre la donna allevava i figli e curava la casa". Molto spesso anche le donne dovevano lavorare nei campi, in aggiunta alle faccende di casa. Nonostante cio' si attribuisce l'aggettivo "€œleggero"€ al lavoro femminile. I compiti: governare gli animali, curare il raccolto, fare la contadina. Ma non c'era differenza, perche' tutti e due lavoravano nei campi, ma lei doveva anche fare da mangiare e lavare i panni alla fontana. Cosa fanno oggi le donne anziane: Oggi in gran parte le donne anziane conducono una vita serena, vanno in chiesa, lavorano a maglia; a volte, se la salute lo permette, vanno ancora nei campi; spesso accudiscono i propri nipoti. Le donne risultano diluite in una storia piu' generale. Nessuno vi ha davvero prestato attenzione. Le donne contadine, le donne braccianti, le raccoglitrici di olive, le stagionali ecc. Spesso la mortificazione per le donne era anche piu' marcata. Quando nell'€™estate del 1945 la popolazione di Ginestra insorse per la mancanza d'acqua e migliaia di contadini invasero le terre c'erano anche le donne. Quando nel 1949 in Italia il salario medio dei braccianti era di 662 lire al giorno, nel Sud era di 390 lire, ma per le donne era di 195 lire. La media nazionale del salario mensile era di 18.300 lire, ma in Basilicata era di circa la meta' , e per le donne la meta'  della meta' . Quando nel 1955 fu emanato un provvedimento per l'€™indennita'  di disoccupazione ai braccianti, le donne ne furono escluse, perche' si sa, se non lavorano sono casalinghe, mica disoccupate. Sicche' allo sciopero che segui' immediatamente per il contratto, vi fu una grande partecipazione di donne braccianti e lavoratrici dei campi. Come pure, tante contadine sono quelle che partecipano agli scioperi nell'ottobre e nel novembre del 1960: a Matera sciopera l'80% delle raccoglitrici che lavorano fino a 10 ore per tre- quattrocento lire. E tante sono le donne fermate, arrestate, alcune rimaste uccise in quegli anni di occupazione delle terre al Sud come al Nord; e di emigrazione, dal Sud verso il Nord e verso l'Europa: la Germania, la Svizzera, la Francia, il Belgio. Eppure non se ne parla. Questa delle donne e' una storia invisibile, come invisibili sono le loro partenze. Poco si dice dell'emigrazione "di richiamo"€, quella cioe' delle famiglie, delle donne con o senza bambini, che partivano dopo, quando il capofamiglia gia'  lontano aveva trovato una qualche sistemazione di lavoro e di casa. Ad esempio, se guardiamo alle statistiche relative alle donne emigrate in Belgio, troviamo che negli anni di piu' intensa emigrazione (anni '50 e '60) le donne sono curiosamente piu' numerose degli uomini. E'€™ chiaro il perche'. Il maggior arrivo di donne negli anni '50 e' costituito da figlie di emigranti della prima ondata (cioe' dal '46) che sono state coinvolte nei ricongiungimenti dei nuclei famigliari. Il dato rallenta negli anni '60, quando ancora interi convogli di uomini partivano per le miniere, e si ritrova poi in parita'  alla fine degli anni '€™70, cioe' quando marito, moglie, figli e figlie sono tutti ormai stabiliti nei nuovi paesi. Le donne invece, nella stragrande maggioranza sono partite dal proprio paese spinte al ricongiungimento della famiglia, spesso da poco costituita, ragazze che nulla conoscevano ancora non dico del mondo, ma neppure del resto della regione, e per le quali emigrare rappresentava la prima vera incognita della vita. Oppure, l'alternativa era di diventare per tutti una "vedova bianca"€, cosi' si chiamavano quelle che aspettavano il marito per Natale o per l'estate. Hanno lasciato un ambiente fatto di poche cose, ma certe: la casa, la fontana, il vicolo, il vicinato: una rete di relazioni come solo i paesi mediterranei sanno costruire, una vita povera ma ricca di quella umanita'  che conosciamo nella nostra gente del Sud: lucana, calabrese, pugliese, campana. Per tutti, uomini e donne, la Basilicata e' diventata ben presto "a terra du ricorde"€, come diceva il grande poeta lucano Albino Pierro, di Tursi (piu' volte candidato al Nobel e, ahime', piu' noto a Stoccolma che in regione). Ebbene, com'e' possibile che nelle analisi storiche e nelle Conferenze sull’emigrazione abbiano cosi' poco rilievo proprio queste donne, cosi' sradicate e catapultate in una realta'  della quale ignoravano tutto, usanze, abitudini, alimenti. Al ruolo gia'  normalmente ingrato della casalinga va ad aggiungersi il disagio dell'€™adattamento e soprattutto la difficolta'  della lingua. Non motivata (almeno per qualche tempo) a un rapporto con gli altri, isolata nella possibilita'  di comunicare con i vicini o con i nuovi insegnanti dei figli. La confusione del presente, la nostalgia del passato, l'incertezza del futuro. La realta'  dell'emigrazione al femminile presenta dunque dei risvolti tuttora inediti. Sfugge alle cronache, alle statistiche, il dato che esiste quest'€™altra storia, parallela. Le donne nella storia non ci sono. Sembra che gli eventi siano mossi solo da uomini. E'€™ una invisibilita'  ingiusta che non rende il merito della sofferenza condivisa, del cammino percorso da uomini e donne insieme nella nostra storia regionale e nazionale. Allora le donne nella storia dobbiamo farcele entrare noi. Occorre costituire questa memoria storica al femminile, ricostruire qual' e' stato il percorso, in quali settori ci si e' affermate, per completare con i tasselli giusti le vicende dell'emigrazione lucana, e quei profondi cambiamenti che sono in atto anche tra le lucane fuori della Lucania. Perche' il bilancio della donna emigrata, lucana in particolare, e' pesante. Pezzi di vita che sono pezzi di storia. Dal secolo scorso fino in tempi recenti, all'€™arrivo nei paesi ospiti le emigranti risultavano registrate spesso con una condizione "€œdi casalinga"€ o di "€œdisoccupata"€; in realta' , ragazze fra i 16 e i 21 anni venivano reclutate soprattutto nel settore dell'abbigliamento, come sarte, pantalonaie, occhiellaie, o per lavori a domicilio, quando le case si trasformavano in botteghe e ci lavoravano anche i bambini molto piccoli, per quello che potevano fare. Non va dimenticato che nelle fasi di recessione degli stati ospiti, tra i lavoratori rimandati in patria si colpisce in primo luogo chi ha minore potere contrattuale, quindi in particolare le donne. Indagini mediche anche recenti danno proprio tra le donne emigrate i piu' frequenti casi di ricoveri e terapie per problemi mentali, stati d'ansia, depressione, legati a un mai raggiunto inserimento in condizioni estranee alle proprie abitudini. Tuttora, su un campione di circa 1 milione di donne iscritte all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, solo l'€™11 % dichiara una condizione lavorativa. Non si esclude che sopravviva una realta'  di "casalinghe"€ registrate come tali nei paesi di arrivo, ma che vengono reclutate al nero. Per considerare tali questioni si stanno facendo i primi passi (a Roma, il Convegno Internazionale "Donna ed emigrazione"€; in Svizzera, un convegno per le donne emigrate e immigrate; ecc.) necessari nell'affrontare la specificita'  storica della questione femminile anche in tema di migrazioni da e per i vari luoghi nel mondo. La donna lucana ne' in Basilicata ne' fuori e' ormai piu' "€œla donna dallo scialle nero"€, cosi' dipinta da Levi e Scotellaro. E' fatto giorno anche per lei. La battaglia per il riconoscimento e la conquista dei diritti politici, civili, sociali e' stata ed e' una battaglia di tutti, uomini e donne. Le donne lucane studiano, lavorano, si inseriscono in campi impensabili fino a trent'€™anni fa, sebbene rimanga lo scarto tra la quantita'  di ragazze brave in tutti i livelli di scuola la scarsa presenza a livello di dirigenti, presidi di scuole e facolta'  universitarie. Fuori della Basilicata le donne hanno trasformato il dramma in opportunita' , hanno realizzato una inedita fusione tra culture, che rende spesso le donne lucane all'estero piu' avanti rispetto alle corregionali. Hanno dovuto confrontarsi con modi diversi di intendere il rapporto col lavoro, il rapporto coi figli, i tempi della famiglia. Questo e' tanto piu' vero quanto piu' scendiamo come eta'  e consideriamo le giovani generazioni, i figli e le figlie dei lucani all'€™estero. Se tra gli anziani, per una naturale autodifesa nell'€™impatto col nuovo, e' piu' facile riscontrare una specie di cristallizzazione culturale, nelle abitudini e tradizioni che restano ferme nel tempo, ferme cioe' al tempo della partenza, i giovani sono naturalmente piu' portati a un concetto piu' ampio di cultura, di intercultura, sono piu' precocemente europei, pur senza perdere di vista quella regione di cui hanno sentito raccontare dai genitori e dai nonni, e che talvolta tornano a conoscere un po'€™ da turisti. Nell'atteggiamento degli uomini nei confronti delle donne di oggi c' e' piu' rispetto e comprensione. E' cambiato molto nei confronti delle donne; la donna ha conquistato una notevole importanza. Nel rapporto con le donne, il dialogo e' piu' aperto, c'e' rispetto delle opinioni. Oggi l' atteggiamento delle ragazze verso i ragazzi, c'e' una minore timidezza da parte delle ragazze e una piu' raggiunta parita' . Le ragazze chiedono piu' rispetto e un rapporto basato sulla reciproca collaborazione e sulle pari opportunita' . Sono meno timide e parlano liberamente delle loro cose. Prima prendevano ordini dagli uomini, ora non piu'. Le ragazze sottomettono i ragazzi.



Documentario storico: "Donne di Lucania" girato in provincia di Potenza nel 1962.
Abriola, in provincia di Potenza, sembra un paese abitato da sole donne. I maschi sono partiti, lontano. Mogli e madri sono figure nere e solitarie, che portano sulle loro spalle tutta la fatica del lavoro: "So 'na pecora sperduta / lu montone m'€™ha lassato / senza fuoco, senza letto / senza vino, senza pane"€.



Documentario Donne e Lavoro ieri e Oggi in Lucania



Documentario storico: le donne di acquafredda (Maratea) 1957



Emigrazione lucana, due donne raccontano...



Due donne lucane raccontano...



Lucania: Cucina e Ricette della Nonna



Digital Diary Basilicata 2012 | Basilicata Through the Eyes of Women